2012Architecten promuove una nuova prassi in architettura. Il
progetto non è considerato l'inizio di un processo lineare che si
conclude con la consegna dell'edificio, bensì soltanto una fase di un
ciclo continuo di creazione e ricreazione, e di uso e riuso dei
materiali.
Questo processo è influenzato dall’intento di ridurne al minimo
l'impatto ambientale delle costruzioni, ma anche dallo stimolo
creativo ispirato dai materiali recupero stessi, Superuse costituisce una parte importante di questa strategia progettuale.
Le caratteristiche intrinseche dei prodotti e dei materiali di riuso, offrono un potenziale valore aggiunto alla composizione di nuovi prodotti o di nuovi edifici. Lo stesso concetto si applica tanto per gli oggetti fisici, quanto per l'energia, le risorse umane e l'acqua. Il principio del riuso conduce in definitiva a una progettazione in grado di integrare tutti questi aspetti.
Nel mettere a frutto questa strategia 2012Architecten sviluppa vari
strumenti in un ambiente open source: ogni progetto ha un “Harvest-
map”, una mappatura nella quale vengono annotate le collocazioni dei
materiali nelle immediate vicinanze. Ogni materiale viene schedato e
viene organizzato in un database che misura l'impatto ambientale
dell'utilizzo di materiali e dei vari componenti.
Le idee raccolte, anche queste a ciclo continuo, sono continuamente
aggiornate sul sito www.superuse.org.
SuperUse: il film
click on 'webcast' 6th broadcast: Super Use
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Dopo anni di lotte, occupazioni ed autogestioni, finalmente l’ultima spiaggia non ancora privatizzata di San Nicolò al Lido di Venezia, è tornata al patrimonio pubblico (Demanio Marittimo) e quindi si appresta ad essere disponibile per gli utilizzi sociali che il Comune di venezia aveva già auspicato con tanto di mozione votata in consiglio. E’ un grande successo per tutti coloro, e sono stati centinaia, che in questi anni hanno dimostrato con azioni concrete come quel bellissimo pezzo di arenile, che tralaltro insiste su una zona di interesse comunitario ambientale, potesse essere utilizzato come bene comune e non come simbolo del degrado e dell’abbandono da una parte, e della sottrazione all’uso sociale dall’altra, in virtù di servitù militari assurde.
GlobalBeach infatti era da anni destinata a spiaggia della polizia di stato, e rientrava quindi in quelle aree definite “strategiche” ma che in realtà altro non sono che pezzi di territorio sottratti ai cittadini. Nel caso della spiaggia di San Nicolò si era giunti persino al paradosso: non solo quella spiaggia era stata “militarizzata”, ma poi in seguito anche abbandonata e lasciata al più completo degrado. All’interno, quando l’abbiamo occupata la prima volta, vi abbiamo trovato di tutto, dalle macerie di risulta di cantieri edili della zona, a bidoni di olii esausti, dalle siringhe alle immondizie.
Centinaia di attivisti hanno pulito tutto, e hanno finalmente ridonato alla città, anche dal punto di vista paesaggistico, un angolo visitabile e fruibile. Il secondo anno la battaglia di GlobalBeach è stata quella per liberarsi dall’amianto, presente nelle grandi quantità di ethernit con cui erano costruite le vecchie strutture. Una battaglia vinta.
GlobalBeach è stata un’esperienza straordinaria di autorecupero di un bene comune, in funzione di un utilizzo sociale: l’iniziativa infatti si è sempre svolta in occasione della Mostra del Cinema, e ha offerto ospitalità a basso costo a studenti e frequentatori della Mostra che non potevano certo permettersi i prezzi altissimi del mercato turistico veneziano. E quella spiaggia è stata anche il luogo di passaggio per tantissimi artisti, registi, attori, conosciuti a livello internazionale oppure no.
Un luogo quindi che saputo mettere insieme arte, ambiente, culture, turismo sociale, impegno civile. Oggi GlobalBeach è in festa, dopo la liberazione, e si prepara finalmente a vivere! Come attivisti rivendichiamo il successo del suo passaggio al demanio marittimo e chiediamo da subito che il Comune la richieda a sé per poter aprire un percorso di gestione della spiaggia, rivolto alle realtà associative e cooperative che propongano dei progetti capaci di rispondere alle esigenze di giovani precari, di cittadini e turisti che vogliano usufruire del bene comune in maniera nuova e diversa, di artisti e utenti della Biennale e della Mostra del Cinema, di ambientalisti che vogliano contribuire a valorizzare il nostro patrimonio naturale.
GlobalBeach sta in mezzo a due tendenze: da un lato ha i grandi e lussuosi alberghi, inacessibili ai più, con i luoghi patinati delle passerelle e degli smoking, dall’altro i cantieri devastanti del MoSe.
E’ una ragione in più per essere altro da questo, per non ridurre Venezia a questo.
Viva GlobalBeach Libera!
Acquisizione subito da parte del Comune!
Destinazione a progetti per il turismo sociale della spiaggia!
Gli occupanti di GlobalBeach
Global Beach, Anno Terzo: Una storia precaria 1/9 settembre 2006
GlobalBeach 005 - La spiaggia dei pirati contro la guerra 27 Agosto/11 Settembre 2005
GlobalBeach! Dalle moltitudini dell’arcipelago ribelle: Pointbreak in Venice! 1/11 settembre 2004
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Una domenica a casa degli abitanti di Casilino 900
23 novembre 2008 da mezzogiorno a mezzanotte
“I muri minacciano tutto il mondo, dall’uno e dall’altro lato della loro oscurità. Finiscono per inaridire ciò che si è già disseccato sul versante della miseria, finiscono per inasprire le reazioni d’ansia che si manifestano sull’altro versante, quello dell’abbondanza. La relazione con l’altro ci indica la parte più alta, più rispettabile, più feconda di noi stessi. Che cadano i muri. Noi chiediamo che […] tutti gli artisti, gli uomini e le donne colti e quelli che trasmettono il sapere, che tutte le autorità al servizio dei cittadini o quelle di buona volontà, che coloro che modellano e creano, levino, in tutte le forme possibili, una protesta contro questo muro che cerca di farci adattare al peggio, di abituarci a poco a poco all’insopportabile, di portarci a frequentare, in silenzio e fino al rischio della complicità, l’inammissibile. Tutto il contrario della bellezza”.
(da “quando cadono i muri” di Patrick Chamoiseau ed Edouard Glissant. Roma 2008)
C’è poco da aggiungere alle parole di Chamoiseau e Glissant…
Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far cadere il muro di ignoranza, odio e disprezzo che circonda, sempre più alto, gli abitanti di Casilino 900 e che qui, come in tanti altri luoghi, trasforma la diversità in miseria ed emarginazione, una baraccopoli in un “campo”.
E’ dell’idea stessa di campo che ci vogliamo finalmente liberare, affinché il reciproco rispetto abbia la meglio sulla paura dell’altro e la Democrazia ritrovi pieno titolo in questo Paese.
Assieme alla comunità di Casilino 900 vi invitiamo ad entrare ad esprimere la vostra creatività nel tessere una relazione, quella tra Romani e Rom, che oggi è appesa ad un filo, se questo filo si spezzasse avrebbe come prima vittima, affianco ai Rom, la stessa Democrazia e il rispetto per l’uomo, quindi noi stessi.
C’è da costruire un percorso di riconoscimento tra la città, il quartiere e il campo. Un percorso che apra una breccia nel muro ed entri fin dentro le case delle persone facendo di quel mondo parte del nostro mondo, di quel campo un qualsiasi insediamento.
Ancora una volta vogliamo affidare all’arte e alla partecipazione civile un compito che la politica fino ad oggi ha dimostrato di non saper affrontare.
Aderite all’appello, venite al Casilino 900 per conoscere le persone, le famiglie e le case, conoscersi e immaginare con gli abitanti del campo un futuro diverso. Domenica 23 la comunità aprirà le porte a tutti quei cittadini che vorranno farsi pubblico civile, decostruttori di muri.
Vorremmo che ognuno dei 101 nuclei familiari del campo possa ospitare piccoli interventi artistici e musicali, mostre fotografiche, letture di libri, racconti di storie, proiezioni di film e documentari, animazioni per bimbi. Vorremmo che per un giorno il Casilino 900 diventi un centro di attività e produzione culturale tale da far tremare e magari crollare quel muro di indifferenza, odio e disprezzo in cui, da troppo tempo in questa città, il mondo Rom è stato rinchiuso..
Per adesioni, informazioni e proposte di collaborazione:
Email casilino_900@libero.it
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Emiliano Gandolfi, curatore Experimental Architecture - Biennale Architettura 2008
Uno spettro si aggira per il mondo– una nuova sensibilità e volontà di cambiamento coinvolge migliaia di architetti a rivedere le proprie priorità, a cercare nuovi strumenti e a ridefinire il proprio ruolo.
L’architettura non è più identificata con l’edificio, simulacro della regola e del commercio, ma intraprende una strada diversa, si allarga ad altre discipline, abbraccia la complessità della città contemporanea, coinvolge fasce di persone più ampie e si occupa tanto di aspetti materiali quanto di aspetti immateriali.
L’obiettivo ultimo è di creare una città diversa, aprire il dialogo sulla direzione da intraprendere, re-immaginare uno spazio pubblico condiviso e raggiungere un equilibrio sostenibile con l’ecosistema.
Per raggiungere questi obiettivi sono stati sviluppati nuovi strumenti e nuovi metodi. L’architetto abbandona lo studio, si immerge nelle metropoli e nelle periferie suburbane, non si fida più delle informazioni di seconda mano, fa domande, traccia mappe, cerca alleanze, scopre nuovi mezzi di intervento.
Il progettista non aspetta più una commissione. Si libera dalla gabbia del concorso o dalle richieste del costruttore. Interpreta le esigenze, crea un programma e diventa lui stesso il promotore di una visione da diffondere attraverso campagne di sensibilizzazione ed eventi pubblici.
Gli interventi possono essere temporanei, installazioni urbane, strutture gonfiabili, costruzioni ai limiti della legalità o eventi multimediali. Gli spazi residuali delle città diventano teatri di nuovi usi, spazi da immaginare, luoghi della sperimentazione sul campo e catalizzatori di un futuro possibile.
Nuove tecnologie e materiali sono presi a prestito per inventare città più efficienti a livello energetico, nelle quali piante e alberi sono parte integrante degli edifici. La natura diventa la musa ispiratrice per concepire una nuova ecologia urbana: l’uomo trova un nuovo equilibrio con l’ecosistema.
Ogni oggetto di scarto è riutilizzato e restituito ad un uso nuovo. Arredi, case, spazi pubblici sono costruiti con i rifiuti. Gli edifici stessi sono riusati, diventano luoghi di sperimentazione e di invenzione di nuove tipologie, trasfigurati al loro interno, come nell’aspetto esterno. Programmi televisivi, interventi puntuali e workshop diventano gli strumenti per rivitalizzare le periferie.
Si esplorano nuovi mezzi mediatici; l’architettura diventa immagine in movimento, manipolazione digitale o ambiente interattivo. L’immagine è usata per proporre scenari possibili, per ammonirci di un futuro sconcertante o per mostrarci realtà alternative.
Ogni azione contribuisce a dare uno stimolo, a sollecitare e a consolidare la costruzione di un immaginario futuro. Un seme per un mondo migliore.
È ormai tempo che gli architetti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro dell’architettura, un manifesto dell’architettura che superi il concetto di edificio.
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