[ add comment ] | permalink
LABORATORIO DI PROGETTAZIONE E AUTOCOSTRUZIONE DAL 23 AL 28 FEBBRAIO
Progetto per una scuola elementare nella township di Johannesbourg (South Africa)
Il Workshop coinvolge studenti delle facoltà di Architettura
dell'Università di Venezia (IUAV) e di Vienna con la cooperazione di
Rebiennale e del Laboratorio Morion. Il progetto "Kanana school" sarà
realizzato nell'estate del 2009 dalla comunità sudafricana e dagli
studenti che hanno costruito il modello sperimentale in scala reale.
IUAV, Università di Architettura di Vienna, Rebiennale

Il Sudafrica si prepara per la Coppa del mondo di football del 2010, il panorama è una scenografia lussuosa e verticale, fatta di grattacieli in vetro e acciaio, molto cemento e, poco distante ma al capo opposto delle città, alla fine di strade sterrate, le township con i loro modesti cantieri di mattoni per costruire centri sportivi o culturali e scuole.
Le opere avanzano insieme ai due estremi geografici e sociali delle
principali città sudafricane. Architetti e urbanisti del Sudafrica ci
raccontano che "il modo di fare le città non è cambiato dopo l'apartheid.
Si continua a spostare o mandare i poveri sempre più distante, e questo rende ancora più poveri". Due mondi che vivono in compartimenti stagni e che la fine del sistema dell'apartheid, dopo quindici anni, non ha mescolato o ravvicinato.
Read More...
[ add comment ] ( 21 views ) | permalink

dal 10 al 14 febbraio 2009
LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ED AUTOCOSTRUZIONE
Riapre il MORION
Un cantiere vivente di rigenerazione urbana:
dall’elaborazione creativa dei materiali di scarto della Biennale di Architettura 2008 ad un progetto di trasformazione e riutilizzo degli spazi come bene comune.
con EXYZT
Exyzt è un collettivo internazionale di architetti nato
nel 2003 con progetti di autocostruzione negli spazi
inerti di Parigi,oggi interviene in Europa e in Africa
e ovunque ci sia l'esigenza di inventare mondi
dove le realtà si mescolano.
Inventiamo dei mondi dove le realtà si mescolano, giochiamo a fabbricare nuove regole di democrazia, stimoliamo la creatività per rinnovare le pratiche sociali.
Se lo spazio viene creato a partire da dinamiche di scambio da sinergie, ciascuno di noi diventa architetto del mondo.
(collectif Exyzt)

[ add comment ] | permalink

L'argilla di Frank Ghery, pannelli di ferro, plexiglass, e tanto altro ancora. E' ciò che rimane della Biennale di Architettura. Ma alcuni padiglioni hanno permesso agli studenti di appropiarsi dei «rifiuti». E così tutto ciò che resta di un grande evento artistico rivivrà in progetti di autorecupero e autocostruzione
VENEZIA
Piove e fa freddo. L'Arsenale di Venezia ha un che di inquietante sotto la pioggia. Sarà perché così si rivela maggiormente il suo essere scheletro. Archeologia industriale. Ora che le opere della Biennale architettura sono state quasi tutte smontate e i capannoni sono semi vuoti sembra appunto una di quelle grandi fabbriche svuotate, involucri che quando ci cammini dentro ti sembra di sentire le voci degli operai che li vivevano. Però l'Arsenale di Venezia, almeno una parte, rimane per fortuna vuoto soltanto per pochi mesi. Da qui a qualche settimana infatti tornerà a pullulare di operai, esperti, artisti pronti ad allestire la prossima Biennale. Quest'anno quella d'arte.
Il lavoro di smantellamento delle opere della Biennale Architettura non è ancora finito. Infatti ci sono ancora un po' di materiali accatastati. Sono plexiglass, pannelli di ferro (erano quelli della nuova mappa di Roma), c'è anche la bellissima foto di gruppo dei costruttori della casa di legno del campo nomadi di Roma, il Casilino 900. E poi c'è argilla, tanta argilla. E' l'argilla di Frank Gehry.
Read More...
[ add comment ] ( 8 views ) | permalink
LABORATORIO SOCIALE MORION Uno spazio aperto tra musica, cinema e dibattitti a tutti gli «espulsi» della città
«Hic sunt leones»: qui l'impero non comanda più
Nel cuore di Castello, della Venezia non ancora totalmente devastata dalle speculazioni del turismo di distruzione di massa, spendaccione, idiota. Nel cuore di una città che in nome di questo business ha espulso i suoi abitanti, i suoi saperi, le sue intelligenze, per far largo a vetrine sfarzesche e passerelle di vip. Una città che non riesce ad accogliere i suoi nuovi cittadini che ogni giorno affollano le sue calli: migliaia di studenti, migranti, precari che producono, consumano, pensano, in questa città, ma che non riescono a permettersi un costo della vita che a Venezia ha raggiunto e superato quello di Parigi. Un esercito di invisibili che troppo spesso vorrebbe essere relegato al ruolo di comparsa per uno a caso dei tanti set che spuntano tra calli e campi
Un laboratorio in movimento
Un laboratorio culturale di musica indipendente, di dibattiti e presentazioni di libri con un esperimento unico in città: una libreria ragionata contro la logica da supermarket che ha conquistato tutte le librerie del centro che non sono diventate rivendite di kebab o di murrine.
Un Laboratorio di cinema con rassegne di film anteprime pirata, per la liberazione delle idee dalla schiavitù del copyright. Un Laboratorio di comunicazione con studi radiofonici in rete con sherwood e una tv di quartiere. Un Laboratorio artistico che con l'occupazione del Mars Pavillon ha radunato decine di artisti europei. Un Laboratorio, quindi, e come tale mantiene sempre il suo carattere mobile, aperto, in movimento, sempre in sperimentazione, capace di spiazzare di continuo i dinosauri della cultura cittadina «ufficiale».
Un Laboratorio di movimento Di conflitto. Per la dignità e la giustizia.
Le nostre lotte partono dalle montagne del sud est messicano dove il primo gennaio del 1994 piccoli fratelli indigeni ci hanno insegnato a farsi vedere calandosi un passamontagna, dove ci hanno insegnato come il modo migliore per aiutarli non sia mandargli scarpe vecchie, ma attaccando il neoliberismo a casa nostra, e la nostra selva è questa, è la metropoli. La nostra selva è fatta di spettacolo e laguna, di precariato e guerra.
E di questo parlano le nostre lotte. Reddito, casa, diritti, resistenza sono la molla che ci spinge in strada tutti i giorni ad occupare una casa o una spiaggia, a smontare un cpt o una base militare. Sono la molla che ci ha protato ad assediare otto criminali a Genova, a sfidare le pallottole israeliane in Palestina e le forze speciali francesi nelle banlieau parigine. Le nostre lotte parlano di umanità.
Sulla nostra porta c'è una scritta «Hic Sunt Leones», come nella cartografia romana: qui ci sono i leoni. Ovvero: da qui in poi l'impero non comanda più.
(laboratorio occupato Morion)
dal Manifesto del 17.01.2009, a cura di Orsola Casagrande
[ add comment ] ( 2 views ) | permalink
Categories



