
dal 10 al 14 febbraio 2009
LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ED AUTOCOSTRUZIONE
Riapre il MORION
Un cantiere vivente di rigenerazione urbana:
dall’elaborazione creativa dei materiali di scarto della Biennale di Architettura 2008 ad un progetto di trasformazione e riutilizzo degli spazi come bene comune.
con EXYZT
Exyzt è un collettivo internazionale di architetti nato
nel 2003 con progetti di autocostruzione negli spazi
inerti di Parigi,oggi interviene in Europa e in Africa
e ovunque ci sia l'esigenza di inventare mondi
dove le realtà si mescolano.
Inventiamo dei mondi dove le realtà si mescolano, giochiamo a fabbricare nuove regole di democrazia, stimoliamo la creatività per rinnovare le pratiche sociali.
Se lo spazio viene creato a partire da dinamiche di scambio da sinergie, ciascuno di noi diventa architetto del mondo.
(collectif Exyzt)

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L'argilla di Frank Ghery, pannelli di ferro, plexiglass, e tanto altro ancora. E' ciò che rimane della Biennale di Architettura. Ma alcuni padiglioni hanno permesso agli studenti di appropiarsi dei «rifiuti». E così tutto ciò che resta di un grande evento artistico rivivrà in progetti di autorecupero e autocostruzione
VENEZIA
Piove e fa freddo. L'Arsenale di Venezia ha un che di inquietante sotto la pioggia. Sarà perché così si rivela maggiormente il suo essere scheletro. Archeologia industriale. Ora che le opere della Biennale architettura sono state quasi tutte smontate e i capannoni sono semi vuoti sembra appunto una di quelle grandi fabbriche svuotate, involucri che quando ci cammini dentro ti sembra di sentire le voci degli operai che li vivevano. Però l'Arsenale di Venezia, almeno una parte, rimane per fortuna vuoto soltanto per pochi mesi. Da qui a qualche settimana infatti tornerà a pullulare di operai, esperti, artisti pronti ad allestire la prossima Biennale. Quest'anno quella d'arte.
Il lavoro di smantellamento delle opere della Biennale Architettura non è ancora finito. Infatti ci sono ancora un po' di materiali accatastati. Sono plexiglass, pannelli di ferro (erano quelli della nuova mappa di Roma), c'è anche la bellissima foto di gruppo dei costruttori della casa di legno del campo nomadi di Roma, il Casilino 900. E poi c'è argilla, tanta argilla. E' l'argilla di Frank Gehry.
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LABORATORIO SOCIALE MORION Uno spazio aperto tra musica, cinema e dibattitti a tutti gli «espulsi» della città
«Hic sunt leones»: qui l'impero non comanda più
Nel cuore di Castello, della Venezia non ancora totalmente devastata dalle speculazioni del turismo di distruzione di massa, spendaccione, idiota. Nel cuore di una città che in nome di questo business ha espulso i suoi abitanti, i suoi saperi, le sue intelligenze, per far largo a vetrine sfarzesche e passerelle di vip. Una città che non riesce ad accogliere i suoi nuovi cittadini che ogni giorno affollano le sue calli: migliaia di studenti, migranti, precari che producono, consumano, pensano, in questa città, ma che non riescono a permettersi un costo della vita che a Venezia ha raggiunto e superato quello di Parigi. Un esercito di invisibili che troppo spesso vorrebbe essere relegato al ruolo di comparsa per uno a caso dei tanti set che spuntano tra calli e campi
Un laboratorio in movimento
Un laboratorio culturale di musica indipendente, di dibattiti e presentazioni di libri con un esperimento unico in città: una libreria ragionata contro la logica da supermarket che ha conquistato tutte le librerie del centro che non sono diventate rivendite di kebab o di murrine.
Un Laboratorio di cinema con rassegne di film anteprime pirata, per la liberazione delle idee dalla schiavitù del copyright. Un Laboratorio di comunicazione con studi radiofonici in rete con sherwood e una tv di quartiere. Un Laboratorio artistico che con l'occupazione del Mars Pavillon ha radunato decine di artisti europei. Un Laboratorio, quindi, e come tale mantiene sempre il suo carattere mobile, aperto, in movimento, sempre in sperimentazione, capace di spiazzare di continuo i dinosauri della cultura cittadina «ufficiale».
Un Laboratorio di movimento Di conflitto. Per la dignità e la giustizia.
Le nostre lotte partono dalle montagne del sud est messicano dove il primo gennaio del 1994 piccoli fratelli indigeni ci hanno insegnato a farsi vedere calandosi un passamontagna, dove ci hanno insegnato come il modo migliore per aiutarli non sia mandargli scarpe vecchie, ma attaccando il neoliberismo a casa nostra, e la nostra selva è questa, è la metropoli. La nostra selva è fatta di spettacolo e laguna, di precariato e guerra.
E di questo parlano le nostre lotte. Reddito, casa, diritti, resistenza sono la molla che ci spinge in strada tutti i giorni ad occupare una casa o una spiaggia, a smontare un cpt o una base militare. Sono la molla che ci ha protato ad assediare otto criminali a Genova, a sfidare le pallottole israeliane in Palestina e le forze speciali francesi nelle banlieau parigine. Le nostre lotte parlano di umanità.
Sulla nostra porta c'è una scritta «Hic Sunt Leones», come nella cartografia romana: qui ci sono i leoni. Ovvero: da qui in poi l'impero non comanda più.
(laboratorio occupato Morion)
dal Manifesto del 17.01.2009, a cura di Orsola Casagrande
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testo introduttivo per la conferenza Terra Nuova a Casalincontrada (Ch) - a cura di Andrea Facchi per geologiKa collettiva 2008
Cari costruttori, nelle nostre mani c'è la terra
La Terra non è neutrale.
Abitarla coscientemente comporta scelte e modalità comportamentali radicalmente altre rispetto all'energivora cultura materiale dell'industrialesimo in cui siamo immersi da secoli.
Pasolini già sottolineava la differenza tra l'Idea di Progresso e questa forma ideologica di sviluppo, il cui costo insostenibile ci troviamo a considerare sempre più urgentemente.
Anche le forme e le qualità del lavoro umano, lungi dallo svilupparsi, come vagheggiato, nel senso di una compiuta emancipazione umana, sempre di più si prospettano come nuove subdole schiavitù.
E' per questo che in un pensiero ecologico che ci includa tra le varie nature la certificazione etica sul lavoro diventa discrimine importante. Ma l'edilizia in Italia è sempre più terreno aperto per abusi di ogni tipo che ben conosciamo: quindi non elencherò.
Ma da qui la riflessione che come progettisti e costruttori responsabili resta solo a noi ormai il testimone dell'utopia (a-topia: ancora non ha luogo) il sogno e la previsione di possibili pezzi di altri mondi possibili.
La politica quindi, meglio le politiche.
Lanciamo un appello alla propagazione:
la qualità dei nostri progetti di terra non dipende da know-how segreti ma dalla sensatezza e gioiosità dell'idea creativa che li sottende: divulghiamo il più possibile tecniche tecnologie e
bellezze della terra: che diventi prassi banale tra le malte scegliere quelle di argilla rispetto ad altre meno efficaci e con
mostruosi impatti ambientali: istruiamo, dalle nostre decennali esperienze e ricerche, muratori, progettisti, autocostruttori,
abitanti: basiamo i nostri cantieri sulla sinergia più che sulla gerarchia: smettiamo di trasformare col trasporto (quasi sempre su gomma) una costruzione sana in un veleno sociale.
La Terra non è un prodotto: è l'unica prospettiva.
dal Manifesto del 17.01.2009, a cura di Orsola Casagrande
Festa della Terra 2008 - Casalincontrada (Ch)
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«La nostra architettura tra gioco e progetto»...
Il collettivo exyzt è il collettivo di architetti che ha progettato e realizzato il padiglione Francia all'ultima Biennale di architettura. Exyzt è una piattaforma di creazione multidisciplinare. Creata nel 2003 su iniziativa di cinque architetti, è nata con un progetto autocostruito all'interno di un lotto abbandonato del Parc de la Villette a Parigi.
Questo il loro mission statement:
«Inventiamo dei mondi dove le realtà si mescolano, giochiamo a fabbricare nuove regole di democrazia, stimoliamo la creatività per rinnovare le pratiche sociali. Se lo spazio viene creato a partire da dinamiche di scambio da sinergie, ciascuno di noi diventa architetto del mondo.
L'architettura deve espandersi e diventare trans-disciplinare per permetterci di esplorare e sperimentare. Una delle nostre ricette: lasciar marinare insieme costruzione, video, musica, grafica, fotografia, gastronomia, senza dimenticare un'aggiunta di interazione, di informale e di imprevisto per fabbricare architetture complesse. I nostri progetti possono assumere svariate forme: dalla "costruzione multifunzionale" ai "gioco video spazializzato" passando per la "fattoria urbana", dall'ambiente ibrido alla festa, costante matrice di incontro e scambio.
Anche se rifiutiamo di integrare la pratica ufficiale dell'architettura normalizzata e consensuale, vincolata dalle regole politico-economiche, ci confrontiamo con la realtà del mondo della costruzione, progettiamo e costruiamo per poi vivere e adeguare gli oggetti prodotti lasciando gli abitanti, o invitati, liberi di farli propri e trasformarli.
Il risultato di quello che produciamo è un'architettura "open-source" che offre libero accesso a sistemi di vita strutturati da interfacce condivise. In costante movimento, i nostri progetti invitano ad agire e reagire, e a reinventare l'Arte di vivere».
dal Manifesto del 17.01.2009, a cura di Orsola Casagrande
(*)sull'onda "rebiennale" il collettivo partecipa alla biennale di Saint Etienne 2008 con un'esposizione che verrà interamente riutilizzata a fini sociali a termine della mostra
vedi le immagini di Saint Etienne
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