
Ci siamo!
È lo step finale del progetto di auto-costruzione di Gau:di (il concorso internazionale di architettura organizzato dalla Cité de l’architecture & du patrimoine con il patrocinio del ministero della cultura e comunicazione francese e la facoltà di architettura dell'università di Liegi) ospitato dal Laboratrio Occupato Morion - Casa dei Beni Comuni.
http://studentcompetition.citechaillot.fr/
Il progetto vincente è “Devebere” e in questi giorni in Riva dei Setti Martiri i giovani architetti provenienti da tutta Europa stanno costruendo una struttura composta da 60 metri cubi di bottiglie di plastica: un Market Hall, uno spazio coperto, per l'interazione sociale.
http://www.devebere.com/
Un'altra struttura verrà costruita il 28 agosto, dalle 19.00 in poi al Lab. Morion. Le bottiglie che serviranno il 28 sono quelle provenienti dalla raccolta effettuata durante la neonata edizione del Venice Sherwood Festival che si è svolto a Parco San Giuliano (Mestre) quest'anno per la prima volta.
Vi invitiamo a partecipare numerosi, passare questi giorni in Riva Sette Martiri e al Laoratorio Morion per vedere parlare e conoscere i progetti e i ragazzi del progetto.
E vi aspettiamo MARTEDI' 28 AGOSTO ALLE ORE 17.00 in Riva dei Sette Martiri per l'inaugurazione della struttura "DEVEBERE" per poi spostarci tutti insieme al Lab. Morion per l'opening della mostra complessiva delle opere che hanno partecipato al concorso!!

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Gli spazi sociali veneziani hanno organizzato performance e seminari critici verso quelli ufficiali della kermesse sulla laguna
di Marco Baravalle

Nei prossimi giorni Venezia sarà teatro di alcuni «grandi eventi culturali» per eccellenza: dall'inaugurazione della Biennale d'Architettura alla Mostra internazionale del Cinema. Nel tempo della crisi e dell'austerity, essi diventano la vetrina della ricchezza accumulata e goduta da pochi, il palcoscenico del profitto capitalistico che si è fatto rendita parassitaria sulla cooperazione sociale: dal business dell'entertainment e della produzione d'immaginario per il suo consumo, fino al saccheggio del territorio attraverso la speculazione immobiliare, rispetto alla quale l'architettura contemporanea gioca lo stesso ruolo, nell'organizzazione della metropoli neoliberista come mostruoso dispositivo di cattura del valore e del controllo sociale, svolto dall'embellissement stratégique (ma spesso di potrebbe benissimo parlare di abrutissement tactique) del barone Haussmann nella Parigi della seconda metà del XIX secolo. È questa la vetrina che gli spazi sociali occupati di Venezia vogliono incrinare.
Dal «Ground» al «Battle Ground», dunque. Dal campo fintamente neutro al reale campo di battaglia; solo una parola in più aggiunta al titolo ufficiale della Biennale di Architettura 2012, un titolo che furbescamente occhieggia alla discussione così di moda sul «comune» e i «beni comuni». Apparentemente una piccola modifica, in verità una fondamentale distinzione. «Occupy Biennale. Common battle ground» è infatti il logo scelto dagli spazi sociali veneziani per «attraversare» le giornate dell'inaugurazione dei «grandi eventi veneziani». Due centri sociali, il Laboratorio Morion, il Rivolta e uno spazio culturale indipendente, S.a.L.E.-Docks, organizzano workshop, seminari, parate e annunciano «azioni a sorpresa». Il titolo è un evidente détournement di quello voluto dall'archistar David Chipperfield per la kermesse di architettura: «Common Ground».
Gli organizzatori di queste iniziative ritengono infatti non esistano commons fuori dai conflitti sociali per la loro messa in comune. Non esistono beni comuni, e tanto meno un comune, definito a priori in termini giuridici o presupposto come asettica e naturale dimensione condivisa. Esiste il terreno di una permanente contesa, il campo dei conflitti sociali per strappare la produzione e la decisione su ciò che è comune allo sfruttamento e al comando del capitale. Vale per l'acqua, l'ambiente e per la conoscenza, ma anche per lo spazio e per la metropoli. I protagonisti di questa messa in comune possono essere chiamati con molti nomi: comunità in lotta, general intellect, movimenti. Quale che sia il loro nome, essi resistono alla messa a profitto dei beni materiali e immateriali e costituiscono forme di vita e modalità di gestione alternative. Dalle città alle valli di montagna si scontrano con i processi di gentrificazione, la speculazione immobiliare, grandi opere inutili e devastanti, la finanziarizzazione dello spazio urbano, la valorizzazione parassitaria delle esternalità sociali e così via. Costruiscono, nella tensione quotidiana alla pratica del comune, la necessaria possibilità di una radicale alternativa di sistema.
Ora i «beni comuni», dopo essere stati adottati quale slogan da politicanti di ogni colore, dalla pubblicità e dalla Chiesa, vengono finalmente sdoganati anche in architettura. Eppure non possiamo dimenticare che questa disciplina, negli ultimi tre lustri, è stata caratterizzata da un progressivo irretimento del general intellect all'interno di forme di produzione dominate da poche firme di architetti superstar, sempre meno l'architettura si è fatta carico di una reinvenzione pubblica della città e sempre più ha assunto il compito di progettare uno spazio metropolitano dominato dalla presenza dei grandi brand e dei fondi d'investimento come committenti principali. In questo processo, tra l'altro, l'architetto è spesso «complice culturale» di enormi operazioni di speculazione immobiliare che ben poco hanno a che vedere con la città quale bene comune. All'opposto l'ultimo anno ha segnato l'emersione della rete dei teatri occupati e di quegli spazi, come il Valle e il Cinema Palazzo di Roma, il S.a.L.E di Venezia e Macao di Milano., che sono nati attorno alla questione culturale.
Questi luoghi hanno evidenziato l'urgenza di un nuovo paradigma di progettazione e di gestione comune dello spazio, dimostrando che è possibile realizzare un common ground solo attraverso la sua conquista, attraverso una battaglia quotidiana contro il parassitismo del capitale che, con la privatizzazione della città, trasforma la rendita immobiliare in una delle sue principali fonti di profitto e contro la governance pubblica, quando essa lavori per favorire tale logica di rapina. Questo processo è dunque un processo di movimento, che parte dai lavoratori della cultura, ma che è in dialogo con tutti gli altri movimenti sui beni comuni e con le lotte sociali in atto.
Le giornate del 27, 28 e 29 agosto saranno quindi caratterizzate da questa tensione, dalla necessità di sottolineare quanto la cultura, in tempo di crisi, non possa limitarsi alla produzione di grandi eventi che ostentano una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Saranno giornate di riflessione e di lotta in cui verrà nuovamente messo al centro il tema del reddito e del diritto ad una gestione comune dello spazio metropolitano.
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Tornano i laboratori sociali di autocostruzione di Rebiennale
La settimana dal 30 aprile al 5 maggio il laboratorio Morion ospiterà "Gau:di" ,il concorso internazionale di architettura organizzato dalla Cité de l’architecture & du patrimoine con il patrocinio del ministero della cultura e comunicazione francese e la facoltà di architettura dell'università di Liegi.
Gau:di nasce alcuni anni fa con lo scopo di mettere in rete studenti e professionisti sensibili all'architettura sostenibile ed ai processi partecipativi che la sottendono.
La ridensificazione della città parte prima di tutto dalla rigenerazione degli spazi vuoti ed abbandonati; la promozione dell'architettura ecologica, la ricerca della qualità spaziale, l'autosufficienza energetica diventano pratiche rivoluzionarie qualora superino l'angusta cornice del funzionalismo e propongano soluzioni sociali razionali e flessibili la cui modernità è basata sull'integrazione e sul rispetto dell'umanità.
Il tema della terza edizione di gau:di è il Market Hall, ovvero il mercato coperto: uno spazio per l'interazione sociale. Scrive la curatrice del concorso, arch. Jana Revedin:
"la perdita di spazi aperti per la comunicazione, l'interazione e l'integrazione come le Market Hall, portano ad un terrificante impoverimento delle aree urbane europee. Io sogno di costruire il mercato vincitore di gau:di3 come un prototipo 1:1 realizzato con i materiali di riciclo della Biennale d'Arte 2011, in un campo veneziano vicino ai giardini della Biennale il prossimo settembre 2012. Venezia ha un'emergenza molto attuale, come molti altri mercati tradizionali dei quartieri della città, lo storico mercato del pesce di Rialto rischia di essere chiuso..."
Con queste premesse il laboratorio Morion‐casa dei beni comuni non poteva che configurarsi il miglior partner possibile per le autocostruzioni di gau:di. Tra le tante battaglie dei morionauti legate ai diritti, all'ambiente ed alla difesa dei beni comuni, oltre all'oramai consolidato progetto Rebiennale che ricicla materali provenienti dalla Biennale, ricordiamo il progetto Rebegolo che ha riportato nel 2011 in un campo vicino a San Francesco della Vigna (Campo de le gàte) un mercatino biologico dei produttori locali. Il Rebegolo tornerà in campo a workshop concluso i prossimi 25 e 26 maggio.
Vi aspettiamo quindi numerosi, tutti i giorni da lunedì 30 a venerdì 4, i lavori comuni iniziano alle 9,30 e finiscono alle 19,00 con un rendezvous tra tutti i partecipanti ed i gruppi di lavoro.
Dalle 19,00 in poi, tutti i giorni, sarà in funzione anche la pizzeria "casereccia" del Morion, insieme a drinks e soft music. La partecipazione ai laboratori e l'ingresso saranno gratuiti.
Per tutta la settimana sarà attiva la raccolta differenziata al Morion: portateci le vostre bottiglie di plastica munite di tappo, in breve si trasformeranno in un mercato!!
Maggiori info su:
http://studentcompetition.citechaillot.fr
Chiamaci per informazioni sui laboratori: 338.4317877
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Il progetto di Rebiennale nasce molti anni fa come pratica comune degli attivisti del laboratorio Morion e dell'Asc (Agenzia Sociale per la Casa) che trovano nel riciclo dei materiali di scarto una meravigliosa risorsa per rielaborare e costruire arredi e strutture negli immobili popolari abbandonati, occupati ed autorecuperati.
Nel 2008 la pratica comune si trasforma in un progetto sperimentale articolato che viene da subito accolto con molto interesse dal
curatore Emiliano Gandolfi e da una serie di collettivi di architetti sia italiani che stranieri in parte già coinvolti nella Biennale stessa.
La piattaforma collaborativa che ne nasce si dimostra fin da subito attiva e vivace e sembra dar voce per la prima volta in maniera
pubblica e forte all'esigenza comune di contrastare gli enormi sprechi dell'evento più importante in città. Lo scarto diviene risorsa e la proposta di invertire la tendenza usuale dell'architettura progettando a partire dai materiali diventa una sfida ricca di stimoli e fonte di libera creatività.
Il progetto viene proposto allo IUAV come esperienza autoformativa e si trasforma in un laboratorio riconosciuto in cui gli studenti possono maturare crediti formativi partecipando attivamente ad un'esperienza sia teorica che pratica sul territorio veneziano.
Ciò che ha caratterizzato il progetto nel corso di questi anni è stato l'effetto trainante che ha avuto sui gruppi e sulle figure professionali con cui è venuto in contatto. La possibilità di sperimentare, di partecipare, di costruire ha incuriosito e coinvolto molte persone e tutti hanno potuto in qualche modo esprimere il proprio saper fare.
Rebiennale si configura così come una rete internazionale di grafici, designer, artisti, cuochi, video-documentaristi, giornalisti, filosofi, marinai, ricercatrici e insegnanti, carpentieri e meccanici, ingegneri, sarte, editori e giardinieri, studenti e cittadini veneziani che a partire dal recupero dei materiali della Biennale porta avanti progetti sociali di recupero eco-sostenibili e di limitato impatto economico e ambientale nel delicato equilibrio territoriale veneziano.
A seguire un breve excursus temporale delle attività che hanno caratterizzato il progetto in questi primi anni di vita.
Sopralluoghi, Ottobre 2008
Apertura dei lavori di Rebiennale: assieme agli studenti dello IUAV sono stati presi i primi contatti con le variegate realtà della Biennale, dai responsabili dei padiglioni ai curatori. Donazioni di materiali, catalogazione, prime indagini conoscitive.
Workshop 2012Architecten, Ottobre 2008
Marco Zaccara dello studio di architettura olandese 2012, ha introdotto gli studenti dello IUAV alla creazione di una prima Harvest Map, ovvero una mappatura ragionata dei materiali reperiti in Biennale, dal punto di vista dell'impatto ambientale sia nella produzione che nel trasporto (emissioni co2), nella messa in opera e poi nello smaltimento. Un metodo di studio ed approfondimento che i 2012 utilizzano abitualmente per pianificare e realizzare i propri interventi e che è stata la traccia su cui gli studenti hanno lavorato nei mesi successivi per la realizzazione del 1° catalogo dei materiali Rebiennale.
Walkscapes con Stalker-ON, ottobre 2008
Nell'ottica di future autocostruzioni e restituzioni dei materiali alla città sotto forma di beni comuni, Lorenzo Romito degli Stalker ha
accompagnato gli studenti alla ricerca dei luoghi abbandonati della città, nuovo modo di guardare la realtà urbana che ci circonda,
scoperta di "interstizi".
Periodo novembre-marzo 2009
Trasporti e stoccaggio dei materiali negli spazi del Morion. A questa fase è attribuibile una forte presa di coscienza dei limiti del gruppo
e del progetto rispetto soprattutto alla quantità dei materiali, alle energie ed al tempo dedicati sia dal punto di vista dei trasporti che
dell'organizzazione e pianificazione del lavoro, ai grandi spazi necessari per raccogliere tutto, ai tempi ristretti dettati dalle scadenze dell'esposizione successiva.
Re-Morion 10-14 febbraio 2009
Seminari/Workshop con EXYZT
Un cantiere vivente di rigenerazione urbana: dall'elaborazione creativa dei materiali di scarto della Biennale di Architettura 2008 ad un progetto di trasformazione e riutilizzo degli spazi come bene comune.
"...reinventiamo dei mondi dove le realtà si mescolano, giochiamo a fabbricare nuove regole di democrazia, stimoliamo la creatività per
rinnovare le pratiche sociali. Se lo spazio viene creato a partire da dinamiche di scambio da sinergie, ciascuno di noi diventa architetto
del mondo. Collectif Exyzt"
KANANA SCHOOL - Laboratorio di progettazione ed autocostruzione, 23-28 febbraio 2009
Lo spazio del laboratorio Morion viene scento dal prof. Dustin Tusnovics per sperimentare un progetto di autocostruzione per una
scuola elementare nella township di Johannesbourg (South Africa). Il workshop ha coinvolto studenti delle facoltà di Architettura di
Venezia (IUAV) e di Vienna con la cooperazione attiva di Rebiennale e del laboratorio Morion. Il progetto "Kanana School" sarà realizzato nell'estate del 2009 dalla comunità sudafricana e dagli studenti che hanno costruito il modello sperimentale in scala reale.
I materiali utilizzati per l'autocostruzione, forniti come sponsorizzazione sono poi stati interamente riciclati da Rebiennale ed in parte riutilizzati in seguito.
Nei giorni conclusivi del workshop gli studenti si sono cimentati in una serie di "esercizi di design" realizzando sedie, tavolini ed arredi con i materiali di risulta della costruzione e quelli da poco stoccati della Biennale.
Anomalie Urbane, IUAV 20 Aprile 2009
Il terzo appuntamento del ciclo di conferenze proposto dagli studenti, vede il primo concreto intreccio dell'Onda veneziana con il
percorso autoformativo di Rebiennale, attraverso la partecipazione del collettivo EXYZT e la presentazione ufficiale della Harvest Map
sull'evento Biennale.
La macchina per fare il Morion, 21 - 22 aprile 2009
48 ore di progettazione e costruzione al laboratorio Morion con il collectif EXYZT
Durante le giornate di laboratorio, i partecipanti sono intervenuti negli spazi storicamente occupati del Morion da autorecuperare.
Attraverso il confronto, la progettazione partecipata e la sperimentazione si è realizzato un primo modello per vivere-abitare-rielaborare il cantiere.
Allestimento ai Magazzini del Sale, aprile 2009
"HeadLines", Mostra dedicata interamente al writing e curata da Urban Code
Progettazione padiglione Kurdistan, maggio 2009
La progettazione e l'allestimento di PlanetK, a cura del collettivo francese Exyzt, della comunità kurda locale e degli studenti di Rebiennale ha portato alla realizzazione di uno spazio espositivo presso la sala municipale S.Leonardo a Cannaregio in occasione della
Biennale d'arte 2009. La maggior parte dei materiali utilizzati è stata di riciclo messa a disposizione da Rebiennale. Alla fine
dell'esposizione tutti i materiali sono stati riciclati, preparati per un nuovo futuro utilizzo e stoccati all'interno del Morion.
Pubblicazione catalogo Rebiennale, 1 giugno 2009
"Harvest Map", lavoro di ricerca degli studenti IUAV sulla Biennale di Architettura 2008 Il metodo di catalogazione e mappatura dei materiali (harvestmap) proposto nel workshop IUAV con 2012 è stato alla base del lavoro che ha prodotto una ipotesi di valutazione del grado di sostenibilità dell'11a Biennale di Architettura a Venezia.
Make World al Morion, 3-7 giugno 2009
con il collettivo Exyzt, The Pirate Bay, Bellinux, Globalproject
Architetti, grafici, designer, artisti, cuochi, video-documentaristi, giornalisti, filosofi, marinai, ricercatrici ed insegnanti, carpentieri e meccanici, ingegneri, sarte editori e giardinieri...studenti e cittadini veneziani. Per conoscere e costruire spazi comuni, per agire contro i brevetti e la proprietà intellettuale, per contrastare i mercanti e le caste del sapere.
Globalbeach, 1-12 settembre 2009
I materiali di Rebiennale sono stati utilizzati per costruzioni temporanee sulla spiaggia
Luoghi Comuni, 22-27 ottobre 2009
Workshop di pianificazione, architettura, design, comunicazione, socialità. Hanno partecipato i collettivi Refunc, Do Knit Yourself,
Guerrilla Gardening, Magda Sayeg (Knitta Please), iStrike Foundation, Agenzia Sociale per la Casa ed il gruppo Rebiennale.
Esistono ambienti e spazi dimenticati in ogni realtà urbana che invocano la nostra attenzione ed ambiscono ad una nuova dimensione
comune, offrendosi a noi come opportunità di espressione, di cooperazione, di azione e rigenerazione.
In occasione del workshop è stato scelto uno spazio/giardino chiuso da anni nel quartiere di S.Marta. Il giardino è stato aperto, ripulito, arredato con materiali di riciclo e restituito alla cittadinanza del quartiere.
HOMEMADE, ottobre 2009
Libertà è partecipare alla vita della propria città. I problemi della città sono di chi ci abita, come il piacere di viverci e di lavorarci.Trovare un'alternativa possibile al sistema sociale, economico, ambientale e politico di cui facciamo parte è anche quello un compito che spetta a noi abitanti e cittadini.
Homemade è un progetto che coinvolge i cittadini di Venezia, esperti e professionisti internazionali a ripensare la città, a ripopolarla e a riappropriarsene.
Hannes Schreckensberger di Wonderland (Austria) e Marjetica Potrc; (artista) sono stati invitati a partecipare e a contribuire al
laboratorio progettuale.
YONA FRIEDMAN - marzo-aprile 2010
Allestimento mostra "Yona Friedman" ai Magazzini del Sale Marjetica Potrc, aprile 2010
Laboratori di progettazione urbana a San Piero di Castello e Sant'Erasmo. A cura di Marjetica Potrc e gli studenti IUAV con la rete
Rebiennale.
Scenografia ed allestimento spettacolo teatrale ESP, Giugno 2010
Collaborazione con Ricambi Originali (Massimo Furlan) ed Agenzia Sociale per la Casa: design d'arredo con materiali di riciclo.
Luglio 2010
Partecipazione alla Fiera del Mobile di Milano 2010 in collaborazione con "Do Knit Yourself" nell'ambito degli eventi Fuori Salone.
Critical Book & Wine
Venezia, Sale Docks 20 − 23 maggio 2010
Allestimento dell'evento, mercato degli editori e dei vignaioli indipendenti, Percorsi di condivisione ed indipendenza, incontri, assaggi critici e visioni.
Villa Frankenstein - British Council - RELOAD 2010
"People meet in architecture", questo il titolo della 12a Mostra Internazionale di Architettura di Venezia.
La gente si incontra nell'architettura. Ma anche l'architettura diventa momento di incontro e confronto. Seguiamo da vicino uno degli
eventi collaterali, quello focalizzato al Laboratorio Morion e che intercetta architetti, giovani studenti, attivisti, residenti del quartiere. Un vernissage, un laboratorio, un momento di incontro. La sceneggiatura è come sempre opera di re-biennale. Che fa rete. Si concentra sullo spazio urbano. Lo rende spazio comune.
Così come di utilità comune diventano i materiali dismessi dalla Biennale stessa. Re-biennale diventa azione in una delle giornate di
inaugurazione ai Giardini.
Ika Collective, collettivo austriaco di giovani architetti, dal Morion sbarca ai Giardini per promuovere gli interventi di Re-biennale. Uno di questi: "Il giardino fantastico" costruito nella piccola corte del Morion, irrigato con un sistema di vasi comunicanti con raccolta di acqua piovana, arricchito grazie all'intervento e alla partecipazione del quartiere di San Francesco della Vigna che ha contribuito con piante e vasi alla sua creazione, coinvolto dai giovani asutriaci nelle giornate di permanenza in quartiere ed ultimato, infine, con il "green gift" fatto dal Padiglione Greco.
Re-biennale diventa anche installazione. Una collaborazione con il padiglione inglese (British Council). Una discussione sul fare e
divenire dell'architettura.
Rebiennale 2011
Revolutionary Free Speech, giugno 2011
Workshop in collaborazione con l'artista Thomas Kilpper durante l'inaugurazione della Biennale d'Arte 2011, padiglione Danimarca.
Smontaggio, recupero e stoccaggio del padiglione danese e laboratorio di progettazione per il suo riutilizzo.
Padiglione ROM
Collaborazione con lo studio di progettazione olandese BAK e UNESCO per il riciclo e riutilizzo dei materiali del padiglione evento
collaterale della Biennale 2011.
Padiglione Cile, arsenale: recupero e stoccaggio dei materiali dell'installazione.
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24 August 2010 by Marco Baravalle with S.a.L.E.-Docks and Rebiennale
Leggi l'articolo su VillaFrankenstein
‘Commons Beyond Building’ is a slogan that describes perfectly the essence of what the Rebiennale is all about, but it is, all told, just that – a slogan – and as such an explanation of all its individual aspects is called for. This can perhaps be done by using an empirical approach, freeing up Rebiennale from all that it was intended to be and examining what it actually means in a practical sense.
Its name alone is evidence of its origins in the Biennale and thus its relationship with the city of Venice. The idea was conceived about two years ago by a group of activists; we won’t describe them as being ‘local’ activists, given that, within the institutional framework of the art and architecture debate, such a term immediately paints a picture of an indigenous and primitive body, a defenceless host that is easy prey for that global parasite that community-based projects have become. The group quickly developed an international profile, with collectives of architects and designers from all over the globe becoming involved.
Rebiennale is aware of the environmentally unsustainable nature of the Biennale, and is sensitive to the fact that dismantling the installations means substantial costs being incurred and materials that are in perfectly good condition going to waste. With this in mind, and in its work of recovering and stockpiling the materials discarded by the Bienniale, Rebiennale set itself up as a network of activists, university students, squatters and international collectives of architects (including, first and foremost, Exyzt, the French architects).
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