On being Common – Rebiennale and ‘Commoning’ in the Urban Space 


24 August 2010 by Marco Baravalle with S.a.L.E.-Docks and Rebiennale
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‘Commons Beyond Building’ is a slogan that describes perfectly the essence of what the Rebiennale is all about, but it is, all told, just that – a slogan – and as such an explanation of all its individual aspects is called for. This can perhaps be done by using an empirical approach, freeing up Rebiennale from all that it was intended to be and examining what it actually means in a practical sense.

Its name alone is evidence of its origins in the Biennale and thus its relationship with the city of Venice. The idea was conceived about two years ago by a group of activists; we won’t describe them as being ‘local’ activists, given that, within the institutional framework of the art and architecture debate, such a term immediately paints a picture of an indigenous and primitive body, a defenceless host that is easy prey for that global parasite that community-based projects have become. The group quickly developed an international profile, with collectives of architects and designers from all over the globe becoming involved.

Rebiennale is aware of the environmentally unsustainable nature of the Biennale, and is sensitive to the fact that dismantling the installations means substantial costs being incurred and materials that are in perfectly good condition going to waste. With this in mind, and in its work of recovering and stockpiling the materials discarded by the Bienniale, Rebiennale set itself up as a network of activists, university students, squatters and international collectives of architects (including, first and foremost, Exyzt, the French architects).
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Re-biennale Reload 2010 


"People meet in architecture", questo il titolo della 12a Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Dirige i lavori l'architetto giapponese Kazuyo Sejima, prima donna alla guida della Biennale Architettura. Location: i Giardini della Biennale e l’Arsenale. Attori: una cinquantina tra studi e architetti che lavorano sul ruolo dell’architettura in un momento fortemente caratterizzato da cambiamenti ricorrenti e rapide trasformazioni.

La gente si incontra nell'architettura. Ma anche l'architettura diventa momento di incontro e confronto. Seguiamo da vicino uno degli eventi collaterali, quello focalizzato al Laboratorio Morion e che intercetta architetti, giovani studenti, attivisti, residenti del quartiere. Un vernissage, un laboratorio, un momento di incontro. La sceneggiatura è come sempre opera di re-biennale. Che fa rete. Si concentra sullo spazio urbano. Lo rende spazio comune.

Così come di utilità comune diventano i materiali dismessi dalla Biennale stessa. Re-biennale diventa azione in una delle giornate di inaugurazione ai Giardini.

Ika Collective, collettivo austriaco di giovani architetti, dal Morion sbarca ai Giardini per promuovere gli interventi di Re-biennale. Uno di questi: "Il giardino fantastico" costruito nella piccola corte del Morion, irrigato con un sistema di vasi comunicanti con raccolta di acqua piovana, arricchito grazie all'intervento e alla partecipazione del quartiere di San Francesco della Vigna che ha contribuito con piante e vasi alla sua creazione, coinvolto dai giovani asutriaci nelle giornate di permanenza in quartiere ed ultimato, infine, con il "green gift" fatto dal Padiglione Greco.

Re-biennale diventa anche installazione. Una collaborazione con il padiglione inglese. Una discussione sul fare e divenire dell'architettura.

Informazioni e fotografie sui workshops sono disponibili su Antville - LINK

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HOMEMADE -Rebiennale2009/2010  
HOMEMADE


Download Abstract - Progetto (ITA)
Download Abstract - Project (ENG)



Libertà è partecipare alla vita della propria città. I problemi della città sono di chi ci abita, come il piacere di viverci e di lavorarci.Trovare un'alternativa possibile al sistema sociale, economico, ambientale e politico di cui facciamo parte è anche quello un compito che spetta a noi abitanti e cittadini.

HOMEMADE è un progetto che coinvolge i cittadini di Venezia, esperti e professionisti internazionali a ripensare la città, a ripopolarla e a riappropriarsene.

HOMEMADE nasce dall'esperienza di ASC (Agenzia sociale per la Casa - Cantieri di autorecupero e autocostruzione) e di Rebiennale 08/09 (laboratorio permanente di riciclo e riutilizzo di materiali della Biennale di Venezia nei cantieri sociali), entrambi progetti volti alla produzione e ridefinizione dell'habitat urbano veneziano, attraverso nuove strategie per il diritto alla casa e per la creazione di spazi comuni.
HOMEMADE diventa una scatola degli attrezzi, uno strumento per riconquistare il diritto e la libertà di scegliere un futuro sostenibile in laguna.

HOMEMADE intende:
- contribuire a innescare forme di partecipazione consapevole, ragionata, condivisa
- stimolare una riflessione sullo spazio urbano coabitato
- re-immaginare una città in cui gli abitanti stessi siano parte attiva e consapevole nel definire le esigenze e le priorità
- riproporre una coesistenza della dimensione urbana e rurale nel contesto lagunare
- creare le condizioni per incentivare un turismo sociale sostenibile

HOMEMADE - Rebiennale 09/10 è il frutto di una collaborazione tra ASC, Emiliano Gandolfi, Lucia Babina/iStrike, Exyzt, Refunc con la partecipazione di Anomalie Urbane. Si propone di ridare voce agli abitanti con la facoltà di decidere, tramite una partecipazione attiva, in che tipo di città vogliono vivere, lavorare, studiare e coabitare.

Morion Lab HOMEMADE

Dal 21 al 30 ottobre il cantiere al Laboratorio Morion sarà aperto alle attività di autorecupero e abitato da Exyzt, Refunc, Lucia Babina/iStrike, Emiliano Gandolfi che insieme all'ASC presenteranno proposte e progetti di Rebiennale 2009/2010 in prospettiva di una riqualificazione urbana e sociale in città.

Il 22 e 23 ottobre, sono previsti incontri e interventi all'università IUAV con gli studenti che partecipano al workshop LUOGHI COMUNI, proposto da Anomalie urbane, e con gli abitanti del quartiere di Santa Marta.

Il 23 e il 24 ottobre, sopralluoghi e indagine con documentazione e mappatura nei quartieri con gli abitanti della Giudecca - Sacca Fisola e di San Pietro di Castello.
Incontro con Urban code al Meeting of Styles 2009 – Parco della Bissuola, Mestre-Venezia (http://www.urban-code.it/).

Il 25 ottobre, definizione e discussione dei progetti in corso e delle fasi di elaborazione, costruzione e realizzazione. Analisi e verifica delle competenze, degli strumenti e delle risorse necessarie volte alla sostenibilità economica dei cantieri sociali. Sviluppo di ambito progettuale rispetto alla Biennale di architettura 2010 per intervenire nel sistema produttivo di 'scarti e rifiuti' strutturato dalla Biennale, fabbrica di eventi veneziana.

Hannes Schreckensberger di Wonderland (Austria) e Marjetica Potrč (artista) sono stati invitati a partecipare e a contribuire al laboratorio progettuale.

La settimana dal 26 al 30 ottobre con Exyzt, sarà dedicata alla riqualificazione abitativa del Morion e al primo riciclo dei materiali della Biennale d'arte contemporanea 2009 (Planet K), alla seconda tappa dei sopralluoghi alla Biennale (Giardini) e al bilancio di Rebiennale 2008/2009.

http://rebiennale.org

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Decalogo dell'Associazione AmbienteVenezia per il governo della città metropolitana 
1.. Venezia città metropolitana, assieme ai comuni che insistono nell'area vasta attorno alla gronda lagunare nella zona centrale dell'attuale Provincia, con competenze su Urbanistica, mobilità, progetti e servizi strategici a scala metropolitana.
2.. Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati, a cui garantire il diritto di voto amministrativo.
3.. Bonifica dei suoli di P. Marghera per insediarvi attività eco-compatibili, occupando i lavoratori degli attuali cicli nocivi, senza nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti discutibili (Veneto City, M. Polo City, Città della Moda).
4.. Istituire il Parco della Laguna, ripristinando l'equilibrio nidrogeologico ed ambientale, vietando l'accesso alle mega navi da crociera, petrolifere e portacontainer, che richiedono canali navigabili con profondità incompatibili con l'ecosistema.
5.. Bloccare i lavori del Mose, riconvertendo le opere marittime realizzate, e demolendo quelle non riconvertibili (l'orrenda Isola del Bacan), per altri progetti, sperimentali, graduali e reversibili, di eventuali barriere mobili alle bocche di porto.
6.. Norme urbanistiche che vietino cambi di destinazione d'uso selvaggi da residenza a bed & breakfast/affittacamere, trasformando la città antica in un albergo diffuso; norme che anzi favoriscano la residenza, mediante una continua manutenzione urbana.
7.. Sistema di mobilità metropolitano ed intermodale delle persone e delle merci via terra e via acqua, ecocompatibile, non inquinante, che escluda grandi infrastrutture inutili e dannose quali Alta velocità o metropolitana sub lagunare.
8.. Per un turismo sostenibile, con terminal a Fusina e Tessera, una programmazione e distribuzione dei flussi, nuove attività legate all'immateriale e alla cultura materiale che creino occupazione, ripopolando la città antica e superando la monocoltura.
9.. Per un welfare municipale che garantisca casa, reddito, servizi a tutti, compreso immigrati e giovani del circuito della formazione e del lavoro flessibile e precario, per una rete di servizi all'insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni.
10.. Venezia città dei giovani e dei bambini, con servizi gratuiti, per scuola, università e cultura; luoghi di aggregazione, e non solo di consumo, in nuovi spazi in aree dismesse per il gioco, la musica, il teatro, l'arte e i concerti autoprodotti.


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VENEZIA . Il progetto Homemade al laboratorio Morion Un centro sociale «fatto in casa» Orsola Casagrande 
Homemade, ovvero libertà è partecipare alla vita della propria città.
Come? Chi è passato al centro sociale Morion di Castello nei giorni scorsi
o ha fatto un giro per il quartiere di Santa Marta se ne è certo reso
conto. Affollato il Morion di architetti, cittadini, studenti, occupanti
di case. Tutti indaffarati a pensare, progettare, ipotizzare interventi in
vari punti della città. Interventi differenti ma legati da un comun
denominatore, ripensare la città, ripopolarla, riappropriarsene. Un
progetto ambizioso, ma a Venezia ormai si vola alto. E a giusto titolo.
Perché attraverso Asc, l'agenzia sociale per la casa, e l'associazione
Rebiennale la città in questo ultimo anno e mezzo si è trovata sempre più
spesso in mezzo a cantieri, ma non cantieri polverosi e inaccessibili. Al
contrario cantieri di idee e di pratiche che hanno portato tra l'altro
alla definizione di un progetto pilota presentato a Ater e Comune per
l'autorecupero delle case occupate, ma anche al recupero del centro
sociale Morion, e alla costruzione di un padiglione della Biennale, Planet
K, il primo padiglione kurdo.
Homemade dunque diventa una scatola degli attrezzi, uno strumento per
operare e vivere la città. Infatti i propositi del progetto sono chiari:
contribuire a innescare forme di partecipazione consapevole, ragionata,
condivisa; stimolare una riflessione sullo spazio urbano coabitato;
re-immaginare una città in cui gli abitanti stessi siano parte attiva e
consapevole nel definire le esigenze e le priorità; riproporre una
coesistenza della dimensione urbana e rurale nel contesto lagunare; creare
le condizioni per incentivare un turismo sociale sostenibile. Homemade è
il progetto 2009-2010 di Rebiennale ed è il frutto di una collaborazione
tra Asc, l'architetto Emiliano Gandolfi, Lucia Babina di iStrike, Exyzt,
Refunc e Anomalie Urbane.
Qual è l'attrazione esercitata da Venezia per gli architetti anche
stranieri che da un anno e mezzo partecipano al progetto Rebiennale è
facile da capire. Lo dice bene Lucia Babina di iStrike: «Venezia in fondo
ha un vantaggio per noi che interveniamo sulle città, quello di non
essersi potuta sviluppare come altre città. Venezia deve costantemente
ripensare al passato perché non ha futuro, almeno non inteso come il
futuro delle altre città. Ha un altro tipo di futuro che sta nel
riattualizzare costantemente il suo passato». iStrike è un collettivo con
base in Olanda che opera sulle e nelle città, ma soprattutto con le città,
ovvero con i cittadini. «I nostri interventi - dice Babina - sono sulle
città e sulle persone con l'obiettivo di migliorare la vita nelle città».
A Venezia Babina come gli altri protagonisti di Homemade hanno trovato un
terreno fertile. Anche perché Asc e Rebiennale avevano già attivato
processi di coinvolgimento dei cittadini. «Possiamo iniziare - dice Babina
- da piccole cose, per esempio un intervento a San Piero di Castello che
riguarda gli orti urbani ma in collegamento con i contadini di
Sant'Erasmo». Idee ce ne sono molte sul tappeto, come il mercato mobile o
cambiare volto a quello spazio pubblico alla Giudecca che tanto
infastidisce i cittadini.
Il centro sociale Morion in questo processo è fondamentale perché di fatto
è la piattaforma, il luogo di sperimentazione di idee aperto a tutti.
Interessante la sinergia con l'artista Marietiza Potric che tiene un corso
allo Iuav Arte e che sta lavorando all'isola di Sant'Erasmo con i
contadini locali sui sistemi di irrigazione che utilizzino l'acqua
piovana. «È un lavoro importante - dice Babina - che parte dall'idea che
condividiamo di riconsiderare il fatto che le città possano produrre parte
delle risorse che poi useranno». Al Morion nei giorni scorsi c'erano anche
Jan Korbes e Denis Oudendijk, architetti del collettivo Refunc. Già ospite
del padiglione Italia alla Biennale architettura curato da Emiliano
Gandolfi, Refunc opera tra il design, la creazione artistica e
l'architettura producendo oggetti, installazioni autocostruite a partire
dal riciclaggio e riutilizzo dei materiali vecchi di scarto. «Diamo nuova
vita agli oggetti e ai materiali abbandonati - dicono - dimenticati,
gettati via. L'origine del design è insito nell'oggetto stesso, nella sua
anima, noi auscultiamo e ascoltiamo gli oggetti, la loro storia e i
desideri che li hanno creati o utilizzati e a partire da questo scopriamo
un nuovo modo di usarli». Gli architetti di Refunc sono «usciti dagli
studi di architettura - dice Babina - criticando il sistema di
architettura attuale e credendo in una cosa fondamentalmente, che si può
riutilizzare quello che già esiste». Nei loro luoghi di intervento in
genere arrivano senza nulla, cominciando a cercare e recuperare materiali
da riutilizzare in loco.
Nel primo laboratorio Homemade al Morion dunque si sono gettate le basi
per il lavoro che si svilupperà a partire da dicembre e che coinvolgerà
anche interventi già attivi l'anno scorso, come per esempio il recupero
dei materiali utilizzati dalla Biennale d'Arte da parte dell'associazione
Rebiennale, che quest'anno oltre al recupero e allo stoccaggio si prefigge
anche la restituzione alla città di quei materiali attraverso il loro
utilizzo in interventi in città.


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