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	<title>Rebiennale</title>
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		<name>Commons Beyond Building</name>
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	<copyright>Copyright 2013, Commons Beyond Building</copyright>
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		<title>Opening Gau:di - Common B@ttles Ground al Morion</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/promoGAUDIMORION.jpg" width="512" height="362" border="0" alt="" /><br /><br />Ci siamo! <br />È lo step finale del progetto di auto-costruzione di Gau:di (il concorso internazionale di architettura organizzato dalla Cité de l’architecture &amp; du patrimoine con il patrocinio del ministero della cultura e comunicazione francese e la facoltà di architettura dell&#039;università di Liegi) ospitato dal Laboratrio Occupato Morion - Casa dei Beni Comuni.<br /><a href="http://studentcompetition.citechaillot.fr/" target="_blank" >http://studentcompetition.citechaillot.fr/</a><br /><br />Il progetto vincente è “Devebere” e in questi giorni in Riva dei Setti Martiri i giovani architetti provenienti da tutta Europa stanno costruendo una struttura composta da 60 metri cubi di bottiglie di plastica: un Market Hall, uno spazio coperto, per l&#039;interazione sociale.<br /><br /><a href="http://www.devebere.com/" target="_blank" >http://www.devebere.com/</a><br /><br />Un&#039;altra struttura verrà costruita il <b>28 agosto, dalle 19.00 in poi al Lab. Morion</b>. Le bottiglie che serviranno il 28 sono quelle provenienti dalla raccolta effettuata durante la neonata edizione del <b>Venice Sherwood Festival</b> che si è svolto a Parco San Giuliano (Mestre) quest&#039;anno per la prima volta.<br /><br />Vi invitiamo a partecipare numerosi, passare questi giorni in Riva Sette Martiri e al Laoratorio Morion per vedere parlare e conoscere i progetti e i ragazzi del progetto.<br /><br />E vi aspettiamo <b>MARTEDI&#039; 28 AGOSTO ALLE ORE 17.00 in Riva dei Sette Martiri </b>per l&#039;inaugurazione della struttura <b>&quot;DEVEBERE&quot;</b> per poi spostarci tutti insieme al Lab. Morion per l&#039;opening della mostra complessiva delle opere che hanno partecipato al concorso!!<br /><br /><img src="images/419877_460652350621669_1350167585_n.jpg" width="512" height="245" border="0" alt="" />]]></content>
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		<title>Pratiche dei luoghi comuni</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b><i> Gli spazi sociali veneziani hanno organizzato performance e seminari critici verso quelli ufficiali della kermesse sulla laguna</i></b><br />di Marco Baravalle<br /><br /><img src="images/immagineoccupybiennale.jpg" width="512" height="320" border="0" alt="" /><br /><br />Nei prossimi giorni Venezia sarà teatro di alcuni «grandi eventi culturali» per eccellenza: dall&#039;inaugurazione della Biennale d&#039;Architettura alla Mostra internazionale del Cinema. Nel tempo della crisi e dell&#039;austerity, essi diventano la vetrina della ricchezza accumulata e goduta da pochi, il palcoscenico del profitto capitalistico che si è fatto rendita parassitaria sulla cooperazione sociale: dal business dell&#039;entertainment e della produzione d&#039;immaginario per il suo consumo, fino al saccheggio del territorio attraverso la speculazione immobiliare, rispetto alla quale l&#039;architettura contemporanea gioca lo stesso ruolo, nell&#039;organizzazione della metropoli neoliberista come mostruoso dispositivo di cattura del valore e del controllo sociale, svolto dall&#039;embellissement stratégique (ma spesso di potrebbe benissimo parlare di abrutissement tactique) del barone Haussmann nella Parigi della seconda metà del XIX secolo. È questa la vetrina che gli spazi sociali occupati di Venezia vogliono incrinare.<br />Dal «Ground» al «Battle Ground», dunque. Dal campo fintamente neutro al reale campo di battaglia; solo una parola in più aggiunta al titolo ufficiale della Biennale di Architettura 2012, un titolo che furbescamente occhieggia alla discussione così di moda sul «comune» e i «beni comuni». Apparentemente una piccola modifica, in verità una fondamentale distinzione. «Occupy Biennale. Common battle ground» è infatti il logo scelto dagli spazi sociali veneziani per «attraversare» le giornate dell&#039;inaugurazione dei «grandi eventi veneziani». Due centri sociali, il Laboratorio Morion, il Rivolta e uno spazio culturale indipendente, S.a.L.E.-Docks, organizzano workshop, seminari, parate e annunciano «azioni a sorpresa». Il titolo è un evidente détournement di quello voluto dall&#039;archistar David Chipperfield per la kermesse di architettura: «Common Ground».<br />Gli organizzatori di queste iniziative ritengono infatti non esistano commons fuori dai conflitti sociali per la loro messa in comune. Non esistono beni comuni, e tanto meno un comune, definito a priori in termini giuridici o presupposto come asettica e naturale dimensione condivisa. Esiste il terreno di una permanente contesa, il campo dei conflitti sociali per strappare la produzione e la decisione su ciò che è comune allo sfruttamento e al comando del capitale. Vale per l&#039;acqua, l&#039;ambiente e per la conoscenza, ma anche per lo spazio e per la metropoli. I protagonisti di questa messa in comune possono essere chiamati con molti nomi: comunità in lotta, general intellect, movimenti. Quale che sia il loro nome, essi resistono alla messa a profitto dei beni materiali e immateriali e costituiscono forme di vita e modalità di gestione alternative. Dalle città alle valli di montagna si scontrano con i processi di gentrificazione, la speculazione immobiliare, grandi opere inutili e devastanti, la finanziarizzazione dello spazio urbano, la valorizzazione parassitaria delle esternalità sociali e così via. Costruiscono, nella tensione quotidiana alla pratica del comune, la necessaria possibilità di una radicale alternativa di sistema.<br />Ora i «beni comuni», dopo essere stati adottati quale slogan da politicanti di ogni colore, dalla pubblicità e dalla Chiesa, vengono finalmente sdoganati anche in architettura. Eppure non possiamo dimenticare che questa disciplina, negli ultimi tre lustri, è stata caratterizzata da un progressivo irretimento del general intellect all&#039;interno di forme di produzione dominate da poche firme di architetti superstar, sempre meno l&#039;architettura si è fatta carico di una reinvenzione pubblica della città e sempre più ha assunto il compito di progettare uno spazio metropolitano dominato dalla presenza dei grandi brand e dei fondi d&#039;investimento come committenti principali. In questo processo, tra l&#039;altro, l&#039;architetto è spesso «complice culturale» di enormi operazioni di speculazione immobiliare che ben poco hanno a che vedere con la città quale bene comune. All&#039;opposto l&#039;ultimo anno ha segnato l&#039;emersione della rete dei teatri occupati e di quegli spazi, come il Valle e il Cinema Palazzo di Roma, il S.a.L.E di Venezia e Macao di Milano., che sono nati attorno alla questione culturale.<br />Questi luoghi hanno evidenziato l&#039;urgenza di un nuovo paradigma di progettazione e di gestione comune dello spazio, dimostrando che è possibile realizzare un common ground solo attraverso la sua conquista, attraverso una battaglia quotidiana contro il parassitismo del capitale che, con la privatizzazione della città, trasforma la rendita immobiliare in una delle sue principali fonti di profitto e contro la governance pubblica, quando essa lavori per favorire tale logica di rapina. Questo processo è dunque un processo di movimento, che parte dai lavoratori della cultura, ma che è in dialogo con tutti gli altri movimenti sui beni comuni e con le lotte sociali in atto.<br />Le giornate del 27, 28 e 29 agosto saranno quindi caratterizzate da questa tensione, dalla necessità di sottolineare quanto la cultura, in tempo di crisi, non possa limitarsi alla produzione di grandi eventi che ostentano una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Saranno giornate di riflessione e di lotta in cui verrà nuovamente messo al centro il tema del reddito e del diritto ad una gestione comune dello spazio metropolitano.<br />]]></content>
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		<title>Laboratorio Morion meets Gaudì.</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/gaudi-manifesto-def.jpg" width="512" height="724" border="0" alt="" /><br /><br /><b>Tornano i laboratori sociali di autocostruzione di Rebiennale</b><br /><br />La settimana dal <b>30 aprile al 5 maggio</b> il laboratorio Morion ospiterà <b>&quot;Gau:di&quot;</b> ,il concorso internazionale di architettura organizzato dalla <b>Cité de l’architecture &amp; du patrimoine</b> con il patrocinio del ministero della cultura e comunicazione francese e la facoltà di architettura dell&#039;università di Liegi.<br /><br />Gau:di nasce alcuni anni fa con lo scopo di mettere in rete studenti e professionisti sensibili all&#039;architettura sostenibile ed ai processi partecipativi che la sottendono.<br /><br />La ridensificazione della città parte prima di tutto dalla rigenerazione degli spazi vuoti ed abbandonati; la promozione dell&#039;architettura ecologica, la ricerca della qualità spaziale, l&#039;autosufficienza energetica diventano pratiche rivoluzionarie qualora superino l&#039;angusta cornice del funzionalismo e propongano soluzioni sociali razionali e flessibili la cui modernità è basata sull&#039;integrazione e sul rispetto dell&#039;umanità.<br /><br />Il tema della terza edizione di gau:di è il Market Hall, ovvero il mercato coperto: uno spazio per l&#039;interazione sociale. Scrive la curatrice del concorso, arch. <b>Jana Revedin</b>: <br /><br /><i>&quot;la perdita di spazi aperti per la comunicazione, l&#039;interazione e l&#039;integrazione come le Market Hall, portano ad un terrificante impoverimento delle aree urbane europee. Io sogno di costruire il mercato vincitore di gau:di3 come un prototipo 1:1 realizzato con i materiali di riciclo della Biennale d&#039;Arte 2011, in un campo veneziano vicino ai giardini della Biennale il prossimo settembre 2012. Venezia ha un&#039;emergenza molto attuale, come molti altri mercati tradizionali dei quartieri della città, lo storico mercato del pesce di Rialto rischia di essere chiuso...&quot;</i><br /><br />Con queste premesse il laboratorio Morion&amp;#8208;casa dei beni comuni non poteva che configurarsi il miglior partner possibile per le autocostruzioni di gau:di. Tra le tante battaglie dei morionauti legate ai diritti, all&#039;ambiente ed alla difesa dei beni comuni, oltre all&#039;oramai consolidato progetto Rebiennale che ricicla materali provenienti dalla Biennale, ricordiamo il progetto Rebegolo che ha riportato nel 2011 in un campo vicino a San Francesco della Vigna (Campo de le gàte) un mercatino biologico dei produttori locali. Il Rebegolo tornerà in campo a workshop concluso i prossimi 25 e 26 maggio. <br /><br />Vi aspettiamo quindi numerosi, tutti i giorni da lunedì 30 a venerdì 4, i lavori comuni iniziano alle 9,30 e finiscono alle 19,00 con un rendezvous tra tutti i partecipanti ed i gruppi di lavoro.<br /><br />Dalle 19,00 in poi, tutti i giorni, sarà in funzione anche la pizzeria &quot;casereccia&quot; del Morion, insieme a drinks e soft music. La partecipazione ai laboratori e l&#039;ingresso saranno gratuiti.<br /><br /><b>Per tutta la settimana sarà attiva la raccolta differenziata al Morion: portateci le vostre bottiglie di plastica munite di tappo, in breve si trasformeranno in un mercato!!</b><br /><br />Maggiori info su:<br /><a href="http://studentcompetition.citechaillot.fr" target="_blank" >http://studentcompetition.citechaillot.fr</a><br /><br />Chiamaci per informazioni sui laboratori: 338.4317877]]></content>
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		<title>Rebiennale 2012</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/reb2012-logo.jpg" width="512" height="512" border="0" alt="" /><br /><br />Il progetto di <b>Rebiennale</b> nasce molti anni fa come pratica comune degli attivisti del <b>laboratorio Morion e dell&#039;Asc (Agenzia Sociale per la Casa)</b> che trovano nel riciclo dei materiali di scarto una meravigliosa risorsa per rielaborare e costruire arredi e strutture negli immobili popolari abbandonati, occupati ed autorecuperati.<br /><br />Nel 2008 la pratica comune si trasforma in un progetto sperimentale articolato che viene da subito accolto con molto interesse dal<br />curatore Emiliano Gandolfi e da una serie di collettivi di architetti sia italiani che stranieri in parte già coinvolti nella Biennale stessa.<br /><br />La piattaforma collaborativa che ne nasce si dimostra fin da subito attiva e vivace e sembra dar voce per la prima volta in maniera<br />pubblica e forte all&#039;esigenza comune di contrastare gli enormi sprechi dell&#039;evento più importante in città. Lo scarto diviene risorsa e la proposta di invertire la tendenza usuale dell&#039;architettura progettando a partire dai materiali diventa una sfida ricca di stimoli e fonte di libera creatività.<br /><br />Il progetto viene proposto allo <b>IUAV</b> come esperienza autoformativa e si trasforma in un laboratorio riconosciuto in cui gli studenti possono maturare crediti formativi partecipando attivamente ad un&#039;esperienza sia teorica che pratica sul territorio veneziano.<br /><br />Ciò che ha caratterizzato il progetto nel corso di questi anni è stato l&#039;effetto trainante che ha avuto sui gruppi e sulle figure professionali con cui è venuto in contatto. La possibilità di sperimentare, di partecipare, di costruire ha incuriosito e coinvolto molte persone e tutti hanno potuto in qualche modo esprimere il proprio saper fare.<br /><br /><b>Rebiennale si configura così come una rete internazionale di grafici, designer, artisti, cuochi, video-documentaristi, giornalisti, filosofi, marinai, ricercatrici e insegnanti, carpentieri e  meccanici, ingegneri, sarte, editori e giardinieri, studenti e cittadini veneziani che a partire dal recupero dei materiali della Biennale porta avanti progetti sociali di recupero eco-sostenibili e di limitato impatto economico e ambientale nel delicato equilibrio territoriale veneziano.</b><br /><br />A seguire un breve excursus temporale delle attività che hanno caratterizzato il progetto in questi primi anni di vita.<br /><br /><b>Sopralluoghi, Ottobre 2008</b><br />Apertura dei lavori di Rebiennale: assieme agli studenti dello IUAV sono stati presi i primi contatti con le variegate realtà della Biennale, dai responsabili dei padiglioni ai curatori. Donazioni di materiali, catalogazione, prime indagini conoscitive.<br /><br /><b>Workshop 2012Architecten, Ottobre 2008</b><br />Marco Zaccara dello studio di architettura olandese 2012, ha introdotto gli studenti dello IUAV alla creazione di una prima Harvest Map, ovvero una mappatura ragionata dei materiali reperiti in Biennale, dal punto di vista dell&#039;impatto ambientale sia nella produzione che nel trasporto (emissioni co2), nella messa in opera e poi nello smaltimento. Un metodo di studio ed approfondimento che i 2012 utilizzano abitualmente per pianificare e realizzare i propri interventi e che è stata la traccia su cui gli studenti hanno lavorato nei mesi successivi per la realizzazione del 1° catalogo dei materiali Rebiennale.<br /><br /><b>Walkscapes con Stalker-ON, ottobre 2008</b><br />Nell&#039;ottica di future autocostruzioni e restituzioni dei materiali alla città sotto forma di beni comuni, Lorenzo Romito degli Stalker ha<br />accompagnato gli studenti alla ricerca dei luoghi abbandonati della città, nuovo modo di guardare la realtà urbana che ci circonda,<br />scoperta di &quot;interstizi&quot;.<br /><br /><b>Periodo novembre-marzo 2009</b><br />Trasporti e stoccaggio dei materiali negli spazi del Morion. A questa fase è attribuibile una forte presa di coscienza dei limiti del gruppo<br />e del progetto rispetto soprattutto alla quantità dei materiali, alle energie ed al tempo dedicati sia dal punto di vista dei trasporti che<br />dell&#039;organizzazione e pianificazione del lavoro, ai grandi spazi necessari per raccogliere tutto, ai tempi ristretti dettati dalle scadenze dell&#039;esposizione successiva.<br /><br /><b>Re-Morion 10-14 febbraio 2009</b><br />Seminari/Workshop con EXYZT<br />Un cantiere vivente di rigenerazione urbana: dall&#039;elaborazione creativa dei materiali di scarto della Biennale di Architettura 2008 ad un progetto di trasformazione e riutilizzo degli spazi come bene comune.<br />&quot;...reinventiamo dei mondi dove le realtà si mescolano, giochiamo a fabbricare nuove regole di democrazia, stimoliamo la creatività per<br />rinnovare le pratiche sociali. Se lo spazio viene creato a partire da dinamiche di scambio da sinergie, ciascuno di noi diventa architetto<br />del mondo. Collectif Exyzt&quot;<br /><br /><b>KANANA SCHOOL - Laboratorio di progettazione ed autocostruzione, 23-28 febbraio 2009</b><br />Lo spazio del laboratorio Morion viene scento dal prof. Dustin Tusnovics per sperimentare un progetto di autocostruzione per una<br />scuola elementare nella township di Johannesbourg (South Africa). Il workshop ha coinvolto studenti delle facoltà di Architettura di<br />Venezia (IUAV) e di Vienna con la cooperazione attiva di Rebiennale e del laboratorio Morion. Il progetto &quot;Kanana School&quot; sarà realizzato nell&#039;estate del 2009 dalla comunità sudafricana e dagli studenti che hanno costruito il modello sperimentale in scala reale.<br />I materiali utilizzati per l&#039;autocostruzione, forniti come sponsorizzazione sono poi stati interamente riciclati da Rebiennale ed in parte riutilizzati in seguito.<br />Nei giorni conclusivi del workshop gli studenti si sono cimentati in una serie di &quot;esercizi di design&quot; realizzando sedie, tavolini ed arredi con i materiali di risulta della costruzione e quelli da poco stoccati della Biennale.<br /><br /><b>Anomalie Urbane, IUAV 20 Aprile 2009</b><br />Il terzo appuntamento del ciclo di conferenze proposto dagli studenti, vede il primo concreto intreccio dell&#039;Onda veneziana con il<br />percorso autoformativo di Rebiennale, attraverso la partecipazione del collettivo EXYZT e la presentazione ufficiale della Harvest Map<br />sull&#039;evento Biennale.<br /><br /><b>La macchina per fare il Morion, 21 - 22 aprile 2009</b><br />48 ore di progettazione e costruzione al laboratorio Morion con il collectif EXYZT<br />Durante le giornate di laboratorio, i partecipanti sono intervenuti negli spazi storicamente occupati del Morion da autorecuperare.<br />Attraverso il confronto, la progettazione partecipata e la sperimentazione si è realizzato un primo modello per vivere-abitare-rielaborare il cantiere.<br /><br /><b>Allestimento ai Magazzini del Sale, aprile 2009</b><br />&quot;HeadLines&quot;, Mostra dedicata interamente al writing e curata da Urban Code<br /><br /><b>Progettazione padiglione Kurdistan, maggio 2009</b><br />La progettazione e l&#039;allestimento di PlanetK, a cura del collettivo francese Exyzt, della comunità kurda locale e degli studenti di Rebiennale ha portato alla realizzazione di uno spazio espositivo presso la sala municipale S.Leonardo a Cannaregio in occasione della<br />Biennale d&#039;arte 2009. La maggior parte dei materiali utilizzati è stata di riciclo messa a disposizione da Rebiennale. Alla fine<br />dell&#039;esposizione tutti i materiali sono stati riciclati, preparati per un nuovo futuro utilizzo e stoccati all&#039;interno del Morion.<br /><br /><b>Pubblicazione catalogo Rebiennale, 1 giugno 2009</b><br />&quot;Harvest Map&quot;, lavoro di ricerca degli studenti IUAV sulla Biennale di Architettura 2008 Il metodo di catalogazione e mappatura dei materiali (harvestmap) proposto nel workshop IUAV con 2012 è stato alla base del lavoro che ha prodotto una ipotesi di valutazione del grado di sostenibilità dell&#039;11a Biennale di Architettura a Venezia.<br /><br /><b>Make World al Morion, 3-7 giugno 2009</b><br />con il collettivo Exyzt, The Pirate Bay, Bellinux, Globalproject<br />Architetti, grafici, designer, artisti, cuochi, video-documentaristi, giornalisti, filosofi, marinai, ricercatrici ed insegnanti, carpentieri e meccanici, ingegneri, sarte editori e giardinieri...studenti e cittadini veneziani. Per conoscere e costruire spazi comuni, per agire contro i brevetti e la proprietà intellettuale, per contrastare i mercanti e le caste del sapere.<br /><br /><b>Globalbeach, 1-12 settembre 2009</b><br />I materiali di Rebiennale sono stati utilizzati per costruzioni temporanee sulla spiaggia<br /><br /><b>Luoghi Comuni, 22-27 ottobre 2009</b><br />Workshop di pianificazione, architettura, design, comunicazione, socialità. Hanno partecipato i collettivi Refunc, Do Knit Yourself,<br />Guerrilla Gardening, Magda Sayeg (Knitta Please), iStrike Foundation, Agenzia Sociale per la Casa ed il gruppo Rebiennale.<br />Esistono ambienti e spazi dimenticati in ogni realtà urbana che invocano la nostra attenzione ed ambiscono ad una nuova dimensione<br />comune, offrendosi a noi come opportunità di espressione, di cooperazione, di azione e rigenerazione.<br />In occasione del workshop è stato scelto uno spazio/giardino chiuso da anni nel quartiere di S.Marta. Il giardino è stato aperto, ripulito, arredato con materiali di riciclo e restituito alla cittadinanza del quartiere.<br /><br /><b>HOMEMADE, ottobre 2009</b><br />Libertà è partecipare alla vita della propria città. I problemi della città sono di chi ci abita, come il piacere di viverci e di lavorarci.Trovare un&#039;alternativa possibile al sistema sociale, economico, ambientale e politico di cui facciamo parte è anche quello un compito che spetta a noi abitanti e cittadini.<br />Homemade è un progetto che coinvolge i cittadini di Venezia, esperti e professionisti internazionali a ripensare la città, a ripopolarla e a riappropriarsene.<br />Hannes Schreckensberger di Wonderland (Austria) e Marjetica Potrc; (artista) sono stati invitati a partecipare e a contribuire al<br />laboratorio progettuale.<br /><br /><b>YONA FRIEDMAN - marzo-aprile 2010</b><br />Allestimento mostra &quot;Yona Friedman&quot; ai Magazzini del Sale Marjetica Potrc, aprile 2010<br />Laboratori di progettazione urbana a San Piero di Castello e Sant&#039;Erasmo. A cura di Marjetica Potrc e gli studenti IUAV con la rete<br />Rebiennale.<br /><br /><b>Scenografia ed allestimento spettacolo teatrale ESP, Giugno 2010</b><br />Collaborazione con Ricambi Originali (Massimo Furlan) ed Agenzia Sociale per la Casa: design d&#039;arredo con materiali di riciclo.<br /><br /><b>Luglio 2010</b><br />Partecipazione alla Fiera del Mobile di Milano 2010 in collaborazione con &quot;Do Knit Yourself&quot; nell&#039;ambito degli eventi Fuori Salone.<br /><br /><b>Critical Book &amp; Wine</b><br />Venezia, Sale Docks 20 &amp;#8722; 23 maggio 2010<br />Allestimento dell&#039;evento, mercato degli editori e dei vignaioli indipendenti, Percorsi di condivisione ed indipendenza, incontri, assaggi critici e visioni.<br /><br /><b>Villa Frankenstein - British Council - RELOAD 2010</b><br />&quot;People meet in architecture&quot;, questo il titolo della 12a Mostra Internazionale di Architettura di Venezia.<br />La gente si incontra nell&#039;architettura. Ma anche l&#039;architettura diventa momento di incontro e confronto. Seguiamo da vicino uno degli<br />eventi collaterali, quello focalizzato al Laboratorio Morion e che intercetta architetti, giovani studenti, attivisti, residenti del quartiere. Un vernissage, un laboratorio, un momento di incontro. La sceneggiatura è come sempre opera di re-biennale. Che fa rete. Si concentra sullo spazio urbano. Lo rende spazio comune.<br />Così come di utilità comune diventano i materiali dismessi dalla Biennale stessa. Re-biennale diventa azione in una delle giornate di<br />inaugurazione ai Giardini.<br />Ika Collective, collettivo austriaco di giovani architetti, dal Morion sbarca ai Giardini per promuovere gli interventi di Re-biennale. Uno di questi: &quot;Il giardino fantastico&quot; costruito nella piccola corte del Morion, irrigato con un sistema di vasi comunicanti con raccolta di acqua piovana, arricchito grazie all&#039;intervento e alla partecipazione del quartiere di San Francesco della Vigna che ha contribuito con piante e vasi alla sua creazione, coinvolto dai giovani asutriaci nelle giornate di permanenza in quartiere ed ultimato, infine, con il &quot;green gift&quot; fatto dal Padiglione Greco.<br />Re-biennale diventa anche installazione. Una collaborazione con il padiglione inglese (British Council). Una discussione sul fare e<br />divenire dell&#039;architettura.<br /><br /><b>Rebiennale 2011<br />Revolutionary Free Speech, giugno 2011</b><br />Workshop in collaborazione con l&#039;artista Thomas Kilpper durante l&#039;inaugurazione della Biennale d&#039;Arte 2011, padiglione Danimarca.<br />Smontaggio, recupero e stoccaggio del padiglione danese e laboratorio di progettazione per il suo riutilizzo.<br /><br /><b>Padiglione ROM</b><br />Collaborazione con lo studio di progettazione olandese BAK e UNESCO per il riciclo e riutilizzo dei materiali del padiglione evento<br />collaterale della Biennale 2011.<br /><br /><b>Padiglione Cile</b>, arsenale: recupero e stoccaggio dei materiali dell&#039;installazione.]]></content>
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		<title>On being Common – Rebiennale and ‘Commoning’ in the Urban Space</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/eng_pav.jpg" width="512" height="341" border="0" alt="" /><br /><br /><i><b>24 August 2010 by Marco Baravalle with S.a.L.E.-Docks and Rebiennale</b></i><br />Leggi l&#039;articolo su <a href="http://villafrankenstein.com/close-looking/being-common-rebiennale-and-commoning-urban-space/" target="_blank" >VillaFrankenstein</a><br /><br />‘Commons Beyond Building’ is a slogan that describes perfectly the essence of what the Rebiennale is all about, but it is, all told, just that – a slogan – and as such an explanation of all its individual aspects is called for. This can perhaps be done by using an empirical approach, freeing up Rebiennale from all that it was intended to be and examining what it actually means in a practical sense.<br /><br />Its name alone is evidence of its origins in the Biennale and thus its relationship with the city of Venice. The idea was conceived about two years ago by a group of activists; we won’t describe them as being ‘local’ activists, given that, within the institutional framework of the art and architecture debate, such a term immediately paints a picture of an indigenous and primitive body, a defenceless host that is easy prey for that global parasite that community-based projects have become. The group quickly developed an international profile, with collectives of architects and designers from all over the globe becoming involved.<br /><br />Rebiennale is aware of the environmentally unsustainable nature of the Biennale, and is sensitive to the fact that dismantling the installations means substantial costs being incurred and materials that are in perfectly good condition going to waste. With this in mind, and in its work of recovering and stockpiling the materials discarded by the Bienniale, Rebiennale set itself up as a network of activists, university students, squatters and international collectives of architects (including, first and foremost, Exyzt, the French architects).<br /><br />The stockpiled materials are recycled by being put to use when setting up exhibitions in the S.a.L.E – an exhibition space used for alternative art projects, in which context the Rebiennale was first conceived – in the reopening and restoration of public gardens in the St Marta area of the city, in the rebuilding and renovation by the occupants themselves of a number of squats and in breathing new life into another location that could be said to have a place in history as far as action groups in Venice are concerned: the ‘laboratorio Morion’. Rebiennale was involved in the fitting out of Planet K, the Kurdish Pavilion at the 2009 Visual Arts Biennale, and had a hand in the 2009 Global Beach project – a stretch of beach at the Venice Lido taken over for a period in the summer, with its occupiers wanting to draw attention to issues concerning the lack of job security in the country. Rebiennale has also run workshops in partnership with<br />the IUAV – the Venice University Institute of Architecture.<br /><br />But Rebiennale is not a free service provided to the Biennale. Nor does it have designs on hiring itself out to the Biennale as a greenwashing consultancy. And while it has on occasion been invited to feature in big-name events on the themes of design, sustainability and the third sector, Rebiennale does not operate as a collective or as a design business. Rebiennale aims at establishing a viewpoint and modus operandi that will flag ways in which one particular urban space can be made common to those in the city as a whole; in doing so, what Rebiennale actually is becomes intertwined with what it is trying to be: an agency through which the ‘commoning’ of the city can be realised.<br /><br />It is, of course, true to say that the concept of a city as being something that is ‘common to all’ is one that is full of complexities which may never be fully unravelled in practice, and these complexities translate into what is in fact the strength of the Rebiennale project, as well as its weakness. The strength derives from the fact that Rebiennale operates on a vast number of different levels, not concerned only with environmental unsustainability, where the dismantling of the Biennale exhibits comes in, but also with the social unsustainability of an institution that offers ever decreasing levels of job security to the humans it employs. Rebiennale both fits out alternative exhibition spaces and, at the same time, is a useful tool for tackling the housing crisis. Rebiennale has the potential to develop as an online network and discussion platform, but without doubt it still has a certain ‘substance’ off-line.<br /><br />Its weakness lies in the problem of working as a ‘commoning’ agency in the city, in making these complexities understood from within. Rebiennale is one of Venice’s contradictions: it does not simply map them, nor does it operate on the lines of an NGO with a brief in design and sustainable thinking. Rebiennale is therefore a ‘one-sided’ affair, but it would be wrong to think that simply choosing which side to support means everything will necessarily come into focus. In fact, ongoing probing and investigations are called for, as well as a considerable amount of effort being channelled into systems management.<br /><br />What is beyond doubt is that being part of the contradictions of a city, being part of the current maze made up of the economy, politics, culture, society and the tangible and the intangible, means that operating ‘merely’ as a collective of designers, artists, city planners or architects is a luxury beyond reach. Commoning as a concept is not a mere interdisciplinary exercise – it is machinic in itself. To use a quasi-quotation, it can be said that commoning should be designed on as many levels as capitalism has infiltrated, while learning how to transform itself into the machine it is today. The challenge for ‘commoning’ is how to become a workshop for new forms of knowledge, jobs and economics.<br /><br />This brings us to another on the list of ‘should be’ for Rebiennale. Perhaps Rebiennale should be an experiment in economic sustainability, a joint venture, working within and against the current cultural or creative economy. Critics of this economy have already turned the spotlight on its limitations and its ambivalence. There is certainly a positive side; a joke about matters on a local level goes thus: ‘better<br />a creative Venice than a Venice that is simply a museum’. But it is just as clear that eulogies to creativity as an attribute of the urban economy are a fiction of laissez-faire policy, which, in reality, simply fuel the fire of ever-rising income from property and exploitation of the cultural heritage, as well paving the way for jobs within that heritage to become progressively less and less secure, affecting both those requiring specialist knowledge and those in the service sector in general.<br /><br />And on this bleak side of the creative economy falls the shadow of the recession, which, at least in Italy, is providing justification for a policy of savage cuts right across the cultural sector. And so the question is: how can we survive and how can we bring about changes with the recession upon us? We need to remember that here too we are dealing with hypotheses, but what seems clear is that the battle for job security is one<br />that is destined to be lost, as a result of a productivity model structurally designed to do away with job security and to reduce permanent positions, both as a result of the recession and the inadequacy of the entrenched unions.<br /><br />Therefore new experiments in economic sustainability could pave the way for important inroads into the city becoming ‘common’. Such an evolution depends, among other things, on the ability to harness the ‘militant experience’, transforming it into something that can withstand the shock of all that is individual about the city and to meet diversity head on, drawing power from it, treating it as building block, while avoiding, obviously, the politically correct. In this sense, the very diversity of those involved in the Rebiennale network, something that has, at all times, been its distinguishing feature, is an extremely encouraging sign, but one that is not enough if seen as the ultimate aim of ‘commoning’. Plurality, ideas for meetings and networking, all that is already in place, must rather function<br />as the means for bringing about a transformation of the status quo.[/more]]]></content>
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		<title>Re-biennale Reload 2010</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/peoplemeet.jpg" width="512" height="683" border="0" alt="" /><br /><br /><b>&quot;People meet in architecture&quot;</b>, questo il titolo della 12a Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Dirige i lavori l&#039;architetto giapponese Kazuyo Sejima, prima donna alla guida della Biennale Architettura. Location: i Giardini della Biennale e l’Arsenale. Attori: una cinquantina tra studi e architetti che lavorano sul  ruolo dell’architettura in un momento fortemente caratterizzato da cambiamenti ricorrenti e rapide trasformazioni.<br /><br />La gente si incontra nell&#039;architettura. Ma anche l&#039;architettura diventa momento di incontro e confronto. Seguiamo da vicino uno degli eventi collaterali, quello focalizzato al Laboratorio Morion e che intercetta architetti, giovani studenti, attivisti, residenti del quartiere. Un vernissage, un laboratorio, un momento di incontro. La sceneggiatura è come sempre opera di re-biennale. Che fa rete. Si concentra sullo spazio urbano. Lo rende spazio comune.<br /><br />Così come di utilità comune diventano  i materiali dismessi dalla Biennale stessa. Re-biennale diventa azione in una delle giornate di inaugurazione ai Giardini.<br /><br /><b>Ika Collective</b>, collettivo austriaco di giovani architetti, dal Morion sbarca ai Giardini per promuovere gli interventi di Re-biennale. Uno di questi: &quot;Il giardino fantastico&quot; costruito nella piccola corte del Morion, irrigato con un sistema di vasi comunicanti con raccolta di acqua piovana, arricchito grazie all&#039;intervento e alla partecipazione del quartiere di San Francesco della Vigna che ha contribuito con piante e vasi alla sua creazione, coinvolto dai giovani asutriaci nelle giornate di permanenza in quartiere ed ultimato, infine, con il &quot;green gift&quot; fatto dal Padiglione Greco.<br /><br />Re-biennale diventa anche installazione. Una collaborazione con il padiglione inglese. Una discussione sul fare e divenire dell&#039;architettura. <br /><br /><b><a href="http://rebien.antville.org/" target="_blank" >Informazioni e fotografie sui workshops sono disponibili su Antville - LINK</a></b>]]></content>
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		<title>HOMEMADE -Rebiennale2009/2010 </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>HOMEMADE</b><br /><br /><b><br /> <a href="http://www.rebiennale.org/workshop/docs/Rebiennale2009-2010_abstractITA.pdf" target="_blank" >Download Abstract - Progetto (ITA)</a> <br /> <a href="http://www.rebiennale.org/workshop/docs/Rebiennale2009-2010_abstractENG.pdf" target="_blank" >Download Abstract - Project (ENG)</a> <br /></b><br /><br /><br /><i>Libertà è partecipare alla vita della propria città. I problemi della città sono di chi ci abita, come il piacere di viverci e di lavorarci.Trovare un&#039;alternativa possibile al sistema sociale, economico, ambientale e politico di cui facciamo parte è anche quello un compito che spetta a noi abitanti e cittadini. </i><br /><br /><b>HOMEMADE</b> è un progetto che coinvolge i cittadini di Venezia, esperti e professionisti internazionali a ripensare la città, a ripopolarla e a riappropriarsene.<br /><br />HOMEMADE nasce dall&#039;esperienza di ASC (Agenzia sociale per la Casa - Cantieri di autorecupero e autocostruzione) e di Rebiennale 08/09 (laboratorio permanente di riciclo e riutilizzo di materiali della Biennale di Venezia nei cantieri sociali), entrambi progetti volti alla produzione e ridefinizione dell&#039;habitat urbano veneziano, attraverso nuove strategie per il diritto alla casa e per la creazione di spazi comuni.<br />HOMEMADE diventa una scatola degli attrezzi, uno strumento per riconquistare il diritto e la libertà di scegliere un futuro sostenibile in laguna.<br /><br />HOMEMADE intende:<br /> - contribuire a innescare forme di partecipazione consapevole, ragionata, condivisa<br /> -  stimolare una riflessione sullo spazio urbano coabitato<br /> -  re-immaginare una città in cui gli abitanti stessi siano parte attiva e consapevole nel definire le esigenze e le priorità<br /> -  riproporre una coesistenza della dimensione urbana e rurale nel contesto lagunare<br /> -  creare le condizioni per incentivare un turismo sociale sostenibile<br /><br /><b>HOMEMADE - Rebiennale 09/10</b><i> è il frutto di una collaborazione tra ASC, Emiliano Gandolfi, Lucia Babina/iStrike, Exyzt, Refunc con la partecipazione di Anomalie Urbane. Si propone di ridare voce agli abitanti con la facoltà di decidere, tramite una partecipazione attiva, in che tipo di città vogliono vivere, lavorare, studiare e coabitare.</i><br /><br /><b>Morion Lab HOMEMADE</b><br /><br /><b>Dal 21 al 30 ottobre</b> il cantiere al Laboratorio Morion sarà aperto alle attività di autorecupero e abitato da Exyzt, Refunc, Lucia Babina/iStrike, Emiliano Gandolfi che insieme all&#039;ASC presenteranno proposte e progetti di Rebiennale 2009/2010 in prospettiva di una riqualificazione urbana e sociale in città.<br /><br /><b>Il 22 e 23 ottobre</b>, sono previsti incontri e interventi  all&#039;università IUAV con gli studenti che partecipano al workshop LUOGHI COMUNI, proposto da Anomalie urbane, e con gli abitanti del quartiere di Santa Marta.<br /><br /><b>Il 23 e il 24 ottobre</b>, sopralluoghi e indagine con documentazione e mappatura nei quartieri con gli abitanti della Giudecca - Sacca Fisola e di San Pietro di Castello.<br />Incontro con Urban code al Meeting of Styles 2009 – Parco della Bissuola, Mestre-Venezia (http://www.urban-code.it/).<br /><br /><b>Il 25 ottobre</b>, definizione  e discussione dei progetti in corso e delle fasi di elaborazione, costruzione e realizzazione.  Analisi e verifica delle competenze, degli strumenti e delle risorse necessarie volte alla sostenibilità economica dei cantieri sociali.  Sviluppo di ambito progettuale rispetto alla Biennale di architettura 2010  per intervenire nel sistema produttivo di &#039;scarti e rifiuti&#039; strutturato dalla Biennale, fabbrica di eventi veneziana.<br /><br />Hannes  Schreckensberger di Wonderland (Austria) e Marjetica Potr&amp;#269; (artista) sono stati invitati a partecipare e a contribuire al laboratorio progettuale.<br /><br /><b>La settimana dal 26 al 30 ottobre</b> con Exyzt, sarà dedicata alla riqualificazione abitativa del Morion e al primo riciclo dei materiali della Biennale d&#039;arte contemporanea 2009 (Planet K), alla seconda tappa dei sopralluoghi alla Biennale (Giardini) e al bilancio di Rebiennale 2008/2009.  <br /><br /><a href="http://rebiennale.org" target="_blank" >http://rebiennale.org</a>]]></content>
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		<title>Decalogo dell&#039;Associazione AmbienteVenezia  per il governo della città metropolitana</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[1.. Venezia città metropolitana, assieme ai comuni che insistono nell&#039;area vasta attorno alla gronda lagunare nella zona centrale dell&#039;attuale Provincia, con competenze su Urbanistica, mobilità, progetti e servizi strategici a scala metropolitana.<br />  2.. Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati, a cui garantire il diritto di voto amministrativo.<br />  3.. Bonifica dei suoli di P. Marghera per insediarvi attività eco-compatibili, occupando i lavoratori degli attuali cicli nocivi, senza nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti discutibili (Veneto City, M. Polo City, Città della Moda).<br />  4.. Istituire il Parco della Laguna, ripristinando l&#039;equilibrio nidrogeologico ed ambientale, vietando l&#039;accesso alle mega navi da crociera, petrolifere e portacontainer, che richiedono canali navigabili con profondità incompatibili con l&#039;ecosistema.<br />  5.. Bloccare i lavori del Mose, riconvertendo le opere marittime realizzate, e demolendo quelle non riconvertibili (l&#039;orrenda Isola del Bacan), per altri progetti, sperimentali, graduali e reversibili, di eventuali barriere mobili alle bocche di porto.<br />  6.. Norme urbanistiche che vietino cambi di destinazione d&#039;uso selvaggi da residenza a bed &amp; breakfast/affittacamere, trasformando la città antica in un albergo diffuso; norme che anzi favoriscano la residenza, mediante una continua manutenzione urbana.<br />  7.. Sistema di mobilità metropolitano ed intermodale delle persone e delle merci via terra e via acqua, ecocompatibile, non inquinante, che escluda grandi infrastrutture inutili e dannose quali Alta velocità o metropolitana sub lagunare.<br />  8..  Per un turismo sostenibile, con terminal a Fusina e Tessera, una programmazione e distribuzione dei flussi, nuove attività legate all&#039;immateriale e alla cultura materiale che creino occupazione, ripopolando la città antica e superando la monocoltura.<br />  9.. Per un welfare municipale che garantisca casa, reddito, servizi a tutti, compreso immigrati e giovani del circuito della formazione e del lavoro flessibile e precario, per una rete di servizi all&#039;insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni.<br />  10.. Venezia città dei giovani e dei bambini, con servizi gratuiti, per scuola, università e cultura; luoghi di aggregazione, e non solo di consumo, in nuovi spazi in aree dismesse per il gioco, la musica, il teatro, l&#039;arte e i concerti autoprodotti.<br />]]></content>
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		<title>VENEZIA . Il progetto Homemade al laboratorio Morion Un centro sociale «fatto in casa» Orsola Casagrande</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Homemade, ovvero libertà è partecipare alla vita della propria città.<br />Come? Chi è passato al centro sociale Morion di Castello nei giorni scorsi<br />o ha fatto un giro per il quartiere di Santa Marta se ne è certo reso<br />conto. Affollato il Morion di architetti, cittadini, studenti, occupanti<br />di case. Tutti indaffarati a pensare, progettare, ipotizzare interventi in<br />vari punti della città. Interventi differenti ma legati da un comun<br />denominatore, ripensare la città, ripopolarla, riappropriarsene. Un<br />progetto ambizioso, ma a Venezia ormai si vola alto. E a giusto titolo.<br />Perché attraverso Asc, l&#039;agenzia sociale per la casa, e l&#039;associazione<br />Rebiennale la città in questo ultimo anno e mezzo si è trovata sempre più<br />spesso in mezzo a cantieri, ma non cantieri polverosi e inaccessibili. Al<br />contrario cantieri di idee e di pratiche che hanno portato tra l&#039;altro<br />alla definizione di un progetto pilota presentato a Ater e Comune per<br />l&#039;autorecupero delle case occupate, ma anche al recupero del centro<br />sociale Morion, e alla costruzione di un padiglione della Biennale, Planet<br />K, il primo padiglione kurdo.<br />Homemade dunque diventa una scatola degli attrezzi, uno strumento per<br />operare e vivere la città. Infatti i propositi del progetto sono chiari:<br />contribuire a innescare forme di partecipazione consapevole, ragionata,<br />condivisa; stimolare una riflessione sullo spazio urbano coabitato;<br />re-immaginare una città in cui gli abitanti stessi siano parte attiva e<br />consapevole nel definire le esigenze e le priorità; riproporre una<br />coesistenza della dimensione urbana e rurale nel contesto lagunare; creare<br />le condizioni per incentivare un turismo sociale sostenibile. Homemade è<br />il progetto 2009-2010 di Rebiennale ed è il frutto di una collaborazione<br />tra Asc, l&#039;architetto Emiliano Gandolfi, Lucia Babina di iStrike, Exyzt,<br />Refunc e Anomalie Urbane.<br />Qual è l&#039;attrazione esercitata da Venezia per gli architetti anche<br />stranieri che da un anno e mezzo partecipano al progetto Rebiennale è<br />facile da capire. Lo dice bene Lucia Babina di iStrike: «Venezia in fondo<br />ha un vantaggio per noi che interveniamo sulle città, quello di non<br />essersi potuta sviluppare come altre città. Venezia deve costantemente<br />ripensare al passato perché non ha futuro, almeno non inteso come il<br />futuro delle altre città. Ha un altro tipo di futuro che sta nel<br />riattualizzare costantemente il suo passato». iStrike è un collettivo con<br />base in Olanda che opera sulle e nelle città, ma soprattutto con le città,<br />ovvero con i cittadini. «I nostri interventi - dice Babina - sono sulle<br />città e sulle persone con l&#039;obiettivo di migliorare la vita nelle città».<br />A Venezia Babina come gli altri protagonisti di Homemade hanno trovato un<br />terreno fertile. Anche perché Asc e Rebiennale avevano già attivato<br />processi di coinvolgimento dei cittadini. «Possiamo iniziare - dice Babina<br />- da piccole cose, per esempio un intervento a San Piero di Castello che<br />riguarda gli orti urbani ma in collegamento con i contadini di<br />Sant&#039;Erasmo». Idee ce ne sono molte sul tappeto, come il mercato mobile o<br />cambiare volto a quello spazio pubblico alla Giudecca che tanto<br />infastidisce i cittadini.<br />Il centro sociale Morion in questo processo è fondamentale perché di fatto<br />è la piattaforma, il luogo di sperimentazione di idee aperto a tutti.<br />Interessante la sinergia con l&#039;artista Marietiza Potric che tiene un corso<br />allo Iuav Arte e che sta lavorando all&#039;isola di Sant&#039;Erasmo con i<br />contadini locali sui sistemi di irrigazione che utilizzino l&#039;acqua<br />piovana. «È un lavoro importante - dice Babina - che parte dall&#039;idea che<br />condividiamo di riconsiderare il fatto che le città possano produrre parte<br />delle risorse che poi useranno». Al Morion nei giorni scorsi c&#039;erano anche<br />Jan Korbes e Denis Oudendijk, architetti del collettivo Refunc. Già ospite<br />del padiglione Italia alla Biennale architettura curato da Emiliano<br />Gandolfi, Refunc opera tra il design, la creazione artistica e<br />l&#039;architettura producendo oggetti, installazioni autocostruite a partire<br />dal riciclaggio e riutilizzo dei materiali vecchi di scarto. «Diamo nuova<br />vita agli oggetti e ai materiali abbandonati - dicono - dimenticati,<br />gettati via. L&#039;origine del design è insito nell&#039;oggetto stesso, nella sua<br />anima, noi auscultiamo e ascoltiamo gli oggetti, la loro storia e i<br />desideri che li hanno creati o utilizzati e a partire da questo scopriamo<br />un nuovo modo di usarli». Gli architetti di Refunc sono «usciti dagli<br />studi di architettura - dice Babina - criticando il sistema di<br />architettura attuale e credendo in una cosa fondamentalmente, che si può<br />riutilizzare quello che già esiste». Nei loro luoghi di intervento in<br />genere arrivano senza nulla, cominciando a cercare e recuperare materiali<br />da riutilizzare in loco.<br />Nel primo laboratorio Homemade al Morion dunque si sono gettate le basi<br />per il lavoro che si svilupperà a partire da dicembre e che coinvolgerà<br />anche interventi già attivi l&#039;anno scorso, come per esempio il recupero<br />dei materiali utilizzati dalla Biennale d&#039;Arte da parte dell&#039;associazione<br />Rebiennale, che quest&#039;anno oltre al recupero e allo stoccaggio si prefigge<br />anche la restituzione alla città di quei materiali attraverso il loro<br />utilizzo in interventi in città.<br />]]></content>
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		<issued>2009-11-30T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-11-30T00:00:00Z</modified>
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		<title>AUTORECUPERO,  case, quartieri, città</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.rebiennale.org/workshop/index.php?entry=entry091018-211229" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Le case che abbiamo occupato erano chiuse e abbandonate, insalubri quindi inagibili e sottratte all&#039;uso abitativo. Le abbiamo aperte, ripulite e recuperate, risanate e dunque riqualificate restituendole agli abitanti e all&#039;uso residenziale. Questo lavoro e questo impegno per restituire un bene collettivo e comune alla città è concreto ed è una risposta all&#039;emergenza abitativa e all&#039;esodo degli abitanti veneziani dalla loro città. I nostri interventi abitativi sono documentati, riconosciuti e autofinanziati,  queste esperienze di occupazione e di lotta sono una ricchezza e una risorsa comune. Solo chi non vive e non conosce Venezia riesce a definire &quot;abusivi&quot; i progetti e una produzione culturale di straordinaria vitalità e qualità.<br /><br />L&#039;ASC, Cantieri sociali di Autorecupero e autocostruzione ha  portato avanti in questi ultimi tre anni un progetto pilota per l&#039;autorecupero delle case ATER del centro storico del Comune di Venezia. Il progetto è stato presentato e reso pubblico nel 2009. Ci siamo impegnati a riqualificare le case ed i quartieri dove abitiamo valorizzando la cooperazione e la ricerca di soluzioni che rendono possibili  sostenibilità eco-energetica e ambientale.  <br /><br />Il percorso dell&#039;autorecupero delle case è stato avviato nel 2003 con una prima fase di progettazione e intervento strutturale e una seconda fase in corso che ha il duplice scopo di aumentare il comfort abitativo e di ridurre notevolmente le dispersioni e gli sprechi di energia, da realizzare con la possibilità di accedere al credito nelle modalità e alle condizioni previste dal Comune di Venezia. Constatando che accordi tra Ater, Comune e associazioni e/o coooperative non sono certo una novità in Italia e ancora meno in Europa, intendiamo rivolgere i nostri progetti ai quartieri con interventi specifici legati al turismo sociale e alla produzione culturale, settori che producono macroscopiche trasformazioni in città. Una città che conosciamo perché la leggiamo da dentro, la interpretiamo dal basso, la studiamo attraverso l&#039;inchiesta, cerchiamo gli strumenti che ci permettono di confrontarci con la sua complessità e diversità e soprattutto con le sue contraddizioni. La città vista da noi è un corpo sociale, un organismo in movimento.<br /><br />Da questa consapevolezza del territorio e della sua complessità in sintesi con le lotte per il reddito, la casa e il welfare nasce Rebiennale, cantiere di formazione e di intervento negli spazi abitativi e urbani .<br />Grazie alle competenze di architetti, urbanisti, ricercatori e l&#039;essenziale contributo degli abitanti stessi,  Rebiennale ci ha permesso di intervenire in un tessuto urbano condizionato dai vincoli storici e dalla morfologia lagunare.  La necessità del recupero riguarda non solo le case e l&#039;abitazione ma anche gli spazi e le reti sociali che vivono e fanno vivere la città. <br />L&#039;autorecupero infatti ha investito la Biennale, fabbrica di eventi culturali che produce una quantità di materiali riutilizzabili o riciclabili nei progetti che abbiamo realizzato a partire dal 2008.  Una volta consumata la loro esistenza nel ciclo espositivo le installazioni e la quasi totalità delle opere vengono gettate, abbandonate, considerate scarti e dunque inutilmente sprecate.<br />Rebiennale, grazie alla sperimentazione del progetto con il ciclo delle Biennali a partire dal 2006, ha tradotto in sinergia  con l&#039;università e con la stessa Biennale di Architettura 2008, la pratica dell&#039;autorecupero abitativo e del suo diffondersi nella dimensione sociale e produttiva in città. <br /><br /><br /><br /><br />All&#039;inizio del 2009 siamo entrati nella fase operativa di intervento con l&#039;apertura del cantiere nel Laboratorio occupato Morion (http://morion.samizdat.net/) a Castello dove, oltre l&#039;autorecupero del Morion, i collettivi di architetti, abitanti, studenti e quanti sono coinvolti nei workshop hanno progettato, lavorato e ragionato sui possibili utilizzi sia dei materiali recuperati alla Biennale sia degli spazi. <br /><br />Quest&#039;anno la cooperazione dei diversi partecipanti, dei collettivi e studi di architetti ha permesso esperienze innovative che hanno avviato i cantieri del 2010. Questi progetti toccano ambiti diversi e sono frutto del lavoro fatto in questi anni con le case. Partiamo dagli elementi che abbiamo individuato grazie al percorso di formazione e riqualificazione messo in pratica negli spazi abitativi, in quelli comuni come il Laboratorio Morion e la spiaggia Global Beach al Lido e in quelle zone che definiamo &#039;intersizi&#039; urbani, spazi intenzionalmente dimenticati e lasciati al degrado in attesa di essere sottratti, attraverso operazioni consociate di riabilitazione immobiliare  e speculazione finanziaria, al &#039;pubblico&#039; e ai cittadini.  <br />Il progetto, che abbiamo chiamato &quot;Homemade&quot;, articola cantieri di sperimentazione e di ricerca nel territorio per abitare case e quartieri con interventi puntuali connessi alla produzione culturale e al turismo sociale.<br /><br /><br /><a href="http://agenziasocialeperlacasa.blogspot.com/" target="_blank" >http://agenziasocialeperlacasa.blogspot.com/</a><br /><br /><a href="http://www.rebiennale.org" target="_blank" >http://www.rebiennale.org</a><br />]]></content>
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		<issued>2009-10-18T00:00:00Z</issued>
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